CRESTA CERMENATI E CANALONE CAIMI – GRIGNETTA      

sabato 23 novembre ‘13


La mosca inizia a ronzare venerdì quando, tirando su la tapparella, sbarluccico gli occhi: possibile!?! È proprio quello che sembra? Neve sulla macchina?! Mi strofino gli occhi (forse sto ancora dormendo) ma la vista non cambia: il praticello è maculato di bianco e sui vetri della Punto è deposto un sottile strato di neve!

Il viaggio in treno non fa che confermarmi l’eccezionale precipitazione per il periodo: l’arco alpino riflette candidamente la luce solare mentre sento già lo sciabordio degli sci sulla neve. Ovviamente però le previsioni ci mettono il loro zampino tanto da provocarmi una gran confusione: Segantini in condizioni invernali, sciatina al Moncodeno o ennesima falesiata in solitaria? Alla fine decido per valutare direttamente sabato, senza comunque essere veramente deciso su ciò che mi prospetterà l’indomani.

Il cielo è nuvoloso ma non così brutto come promesso e, mentre mi dirigo a recuperare gli sci, mi decido a definire la mia meta: l’occasione sembra ghiotta e non voglio lasciarmela sfuggire, così, pur restando nelle Grigne, mi rivolgo alla sorella minore. La pallina inizia a girare nella ruota e, se tutto filerà liscio, alla fine della giornata avrò in tasca la discesa con gli sci della Cermenati!

La cresta però mi appare spelacchiata con una neve che, se da un lato copre la maggior parte del percorso, dall’altro lascia intravedere diversi affioramenti erbosi o rocciosi. Mi arrischio comunque e inforco gli sci avviandomi così sul sentiero dell’avventura. Ben presto però sono di nuovo fermo; l’inaspettata fatica cui sono sottoposto mi consiglia infatti di levare gli sci e infilarli nello zaino per poi proseguire testardamente confidando in uno strato di neve più generoso.

Raggiungo quindi l’imbocco del canalone Caimi oramai convinto che il primo tratto di Cermenati sia insciabile a meno di volersi sperimentare nell’interessantissimo sci d’erba e sassi! Osservo quindi l’imbuto della terminale del canale i cui primi metri sembrano l’imbocco dell’Inferno con denti aguzzi e acuminati a difesa di un passaggio stretto e obbligato; ma dovrò passare da lì se vorrò evitare di portare gli sci a spasso anche in discesa. Intanto,

immagini di morte funesta si compongono nel mare della mia immaginazione: mi vedo seppellire da montagne di valanghe per essere poi ritrovato solo a primavera. Ma il vero problema è un altro: chi aggiornerà il “sitodiriferimento”?

Con tale stato di tranquillità, mi focalizzo sull’immediato presente e sulla strada che manca per guadagnare la croce di vetta individuando la linea di discesa proprio a fianco di quella di salita. Il cartello incrostato per il sentiero Cecilia mi scivola accanto mentre il percorso si stringe inerpicandosi ulteriormente; continuo ancora con gli sci in spalla fino a metà strada con l’inizio delle catene e poi decido di liberarmi del loro peso: sul tratto successivo compaiono infatti troppi sassi affioranti rendendo la discesa apparentemente impossibile se non, quantomeno, improbabile. Abbandonato il fardello che dovrà però tornarmi utile in discesa, mi involo quindi verso l’agognata vetta perchè resto comunque sempre un caiano! Il gabbiotto mi attende solitario sulla cima della montagna mentre le vette circostanti sembrano i pilastri di un cielo plumbeo che dipinge il panorama con un certo aroma tetro; ora è però arrivato il mio turno da pittore per lasciare la mia linea sul manto intonso: indosso quindi il piumino e mi ributto sul percorso appena superato tornando rapidamente ai legni.

Continuo a sentire la puzza di morte tanto che inizio a scendere estremamente cautamente, 3 o 4 curve e poi osservo la situazione: a monte non si muove nulla mentre a valle devo districarmi tra le poche rocce affioranti cercando di indovinare ogni masso nascosto dal sottile strato di neve. Sembra però che l’occhio da indovino funzioni senza intoppi tanto da permettermi di inanellare su una neve praticamente perfetta una serie di curve stile depliant fino all’imbocco del Caimi. La sosta è più lunga del previsto, dovrò scendere dal canale ma devo prima indovinare l’ingresso delle fauci: 3, 2, 1 e mi butto nell’antro per svicolare rapidamente sotto la parete che chiude l’accesso all’uscita; sopra di me nulla si muove e allora è il momento di sfogarsi nello stretto! Saltando di qua e di là raggiungo una prima zona più ampia che precede un altro collo di bottiglia. Questa volta però levo gli sci lasciando così alle mie spalle l’angusto passaggio e poi è solo una lunga scivolata. Il canale mi offre altri tratti angusti dove zig zagare tra una roccia e l’altra fino a raggiungere le reti paramasso da cui scio ininterrottamente fino a incrociare il sentiero della Direttissima. Il resto della discesa non ha storia se non fosse per un ramo semi nascosto che mi fa ruzzolare a pochi metri dal bar dei Resinelli! Anche questa è fatta e la stagione inaugurata con un bel botto!


Cavallo Goloso


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