CALMUT – URSERENTAL      

domenica 30 novembre ‘14


Quando scendo dall’auto resto allibito: siamo a fine novembre e fa caldo! Di solito a Realp, in pieno inverno, ci vuole coraggio per mettere fuori il naso senza rischiare di diventare un bastoncino Findus! È vero, siamo ancora agli sgoccioli dell’autunno ma almeno un po’ di frescura me la sarei immaginata e invece niente! Per di più, la neve si lascia desiderare a circa una dozzina di minuti dal parcheggio così, alla fine, tentiamo la fortuna all’Oberal pass, facciamo dietro front e torniamo verso Andermatt. Qui abbiamo immediata prova, nostro malgrado, della precisa e teutonica organizzazione svizzera: al passo si accede solo con il treno! Farei volentieri nuovamente ritorno a Realp e mi porterei gli sci in spalla ma, alla fine, cedo alla logica dei miei amici e mi preparo all’imprevisto esborso. L’indecisione però si paga: perdiamo infatti il treno e, conseguentemente, siamo costretti ad attendere quasi un’ora il successivo! Così finalmente, all’alba delle 10:30 quando a volte si è già in vista della meta, iniziamo quindi la nostra ascesa verso il Pazolastock. Davanti a noi e diversi metri più in alto numerosi scialpinisti puntano alla nostra stessa meta ma d’altra parte non ci sono molte possibilità: la neve inizia solo sopra i 1900 e la catena fatica a bloccare le nuvole provenienti da sud. Dopo la tradizionale partenza a mille, mi instrado su un ritmo più tranquillo mentre la cima diventa sempre più vicina. Contemporaneamente però anche il maltempo riesce a far breccia coprendo le vette sopra Realp e avvicinandosi minaccioso all’Oberalp. Raggiungiamo quindi la vetta dove sostiamo solo pochi minuti: infatti se da un lato gli sci fremono e bramano all’idea di scivolare veloci sul manto fresco, dall’altro siamo sferzati da un fastidioso venticello che ci invita insistentemente a dare il via alla prima sciata della stagione. In alto la neve non da grosse soddisfazioni anche se nel complesso non è malaccio, forse solo un po’ crostosa. Poco più in basso il manto cambia decisamente: polvere quasi perfetta e la sciata si fa finalmente entusiasmante anche se la ruggine fatica a levarsi di dosso. Ma, ancora una volta e troppo presto, le condizioni mutano ulteriormente: sul tratto finale infatti sembra di essere in primavera con neve crostosa e difficilmente sciabile. I legni vanno un po’ dove vogliono e così mi trovo più spesso in terra di quanto non sia ritto sugli sci. Ma una discesa non ci basta: di fronte a noi sale uno skilift su una piccola altura, ideale per aumentare il dislivello e puntare alla quadruplice cifra. Ripelliamo e saliamo così verso la croce di vetta del Calmut, nome che, a dire il vero, sembra più appropriato ad un esotico cereale piuttosto che a una cima. Vista quindi l’esperienza pregressa, questa volta optiamo per una discesa in pista: parto così dalla cima fermandomi solo all’arrivo come se stessi affrontando uno slalom e provocando un divampante incendio nelle gambe che ha il tempo sufficiente per calmarsi in attesa dell’imminente treno che ci riporta ad Andermatt.


Cavallo Goloso


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