PIZ CAGAMEI (CANALONE DEL DRUET) – VAL D'ARIGNA
PIZ CAGAMEI (CANALONE DEL DRUET) – VAL D'ARIGNA
domenica 23 gennaio ‘11
Palo doveva essere, palo è stato! Ma del resto, con un gruppo del genere, non si poteva pensare altrimenti.
La mia giornata inizia nei migliori dei modi: “tanto non prendo la macchina: mi faccio scarrozzare” avevo detto a Micol e infatti eccomi alla guida della mia Punto che, se prima sembrava avesse fatto il rally, ora, al termine della giornata, sembra abbia partecipato alla Parigi-Dakar. Mi toccherà lavarla!
Ma veniamo al dunque: sono poliedrico, ma questo lo si sapeva già. Ora mi dedico anche alla ginnastica artistica. Siamo alla partenza dove una lastra di ghiaccio ci da il benvenuto alla salita. Mentre mi sposto per prendere qualcosa, il piede va in orbita mentre il sedere precipita verso il basso. Appena la chiappa picchia per terra, mi ribalto in avanti. Voto della giuria: 8! La chiappa mi fa ancora male.
Partiamo sulla pista di pattinaggio per poi finalmente raggiungere la neve in corrispondenza di alcune baite. Nonostante il ritmo non proprio da passeggio, due tutine ci superano sollevando un turbinio di neve mentre un gruppo di valtellinesi inizia a guadagnare terreno fino a raggiungerci. Siamo alla base dell’ampio canale del Druet in corrispondenza di un set degno di un film di Tarantino: le piccole baite mostrano fiere i teschi di alcuni camosci con brandelli di pelle semi mummificati. A parte questo, l’ambiente è solare, anche se le montagne che ci circondano schermano i raggi della nostra stella.
Luca parte in quarta e non lo vediamo più: dovremo fargli l’anti-miele o mangiare solo i suoi prodotti. Dietro il Colombo appena uscito da una settimana di antibiotici, poi il Lele, il sottoscritto, il marinaio-cavallo-biker Davide, gli occidentalisti Maria Luisa e Sandro, The Machine, Ucci e Edo.
Il Lele spinge e io dietro con il motore che sembra soffrire per il basso regime. Poi il Lele si ferma e io parto. Cazzata del pivello. Dietro il marinaio-cavallo-biker. Il motore gira che è un piacere. Tanto non manca molto. Poi mi fermo a mangiare qualcosa e mi ritrovo ultimo, dietro anche ai valtellinesi. Riparto e mi tiro la mazzata definitiva guardando l’altimetro. Mancano 600m, ma pensavo di essere molto più in alto. Il mio ritmo diminuisce e perdo inesorabilmente terreno. Diventa un’impresa titanica: il pendio che si innalza davanti ai miei occhi mi sembra al contempo vicino e insormontabile. Lentamente guadagno metro su metro fino a raggiungere gli altri, ultimo della fila. Hanno già iniziato a togliere le pelli per affrontare il tratto a piedi, operazione che mi permette di guadagnare qualche minuto prezioso. E poi sono ancora in coda, dietro a tutti. Ma, rigenerato dal cambio di movimento, mi trovo ben presto in terza posizione immediatamente dietro a The Machine e Luca che instancabilmente batte la traccia; raggiungiamo la breve cresta oltre la quale siamo inondati dal calore del sole, mentre le Orobie bergamasche ci danno il loro benvenuto. Poi finalmente, a ranghi immutati, raggiungiamo la cima. Il panorama è mozzafiato: a nord le Alpi centrali e più a est la Presolana. Sono come rigenerato: evidentemente soffro gli sci oltre i 1400/1500m di dislivello o forse dovrei imparare a preservarmi; certo è che la corda nello zaino non mi ha facilitato ma ora devo solo pensare alla discesa, a mettere insieme qualche curva decente. E in effetti le gambe rispondono bene nonostante la neve cambi continuamente di condizioni pur restando comunque sempre sciabile. Fino a metà circa, riesco a scendere quasi bene finché decido di far conoscenza ravvicinata con un albero: oggi sono anche tree-climber! Poi, in qualche modo lascio scorrere gli sci, fino a tornare sulla pista di ghiaccio da dove, calzati i ramponi, ritorno al punto di partenza, alla mia Parigi-Dakar sulla sterrata della val Arigna.
Cavallo Goloso
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