BREGAGNO – SPONDA OCCIDENTALE DEL LARIO      

domenica 23 febbraio ‘14


E alla fine ce l’ho fatta! Non una ma per ben due volte ho calcato la vetta del Bregagno!

Tutto nasce di fatto con un ripiego. Micol è a St Moritz a sciare e io dovrei andare a super caianare con Cece ma la gastrointerite ci mette lo zampino (come se già non bastasse il tempo londinese a rovinare i week end) e così l’amico mi lascia a piedi. Sono in preda allo sconforto, rischio di cadere nel loop depressivo che è lì pronto a fagocitarmi come un enorme buco nero; ma fuori splendono 8 soli e la neve è assestata: ho quindi tutti gli ingredienti per scrollarmi di dosso il bordo del baratro e risalire la china! La prima a dover arrancare verso l’alto è comunque la Punto: la sterrata sembra non avere mai fine finchè, causa neve sulla mulattiera, parcheggio il mezzo ponendo così termine agli sballottamenti tra una pietra e l’altra. Ma, evidentemente, ci prendo gusto a partire con gli sci a capanna sopra la testa così, ancora una volta, mi avvio verso la chiesetta di San Bernardo mentre i legni ciondolano sullo zaino. Il lago è di un profondo blu che contrasta con il bianco della neve mentre inizio a rincorrere chi mi sta davanti stantuffando i polpacci su per il dolce pendio: le mie prede intanto si avvicinano rapidamente e inesorabilmente. Supero le prime due ciaspoliste su un tratto semi ghiacciato e, poco più avanti, lancio la zampata nei confronti di altri tre. Non li invidio minimamente: loro a faticare in salita e in discesa mentre io avrò l’aria a scompigliarmi i capelli!

La montagna inizia ad inerpicarsi: supero una cornice ed esco dal versante nord per poi seguire lo stretto crinale verso l’anticima. Il vento deve aver lavorato di brutto, tanto che in alto affiorano addirittura diverse lastre ghiacciate: è l’ultima strenua difesa del Bregagno; me ne faccio un baffo, tolgo gli sci che continuano a pattinare e, tirando pedate al manto gelato, mi lascio l’ostacolo dietro le spalle. L’anticima è finalmente sotto i miei piedi! Sento l’odore dolce della vittoria, il gusto di poter finalmente mettere la X su questa montagna mentre un pullman di caiani ha da poco scaricato il suo carico presso la croce. In vetta c’è fermento, un brulichio come al mercato; a malapena riesco a farmi largo tra l’assembramento di folla. Scatto solo un paio di foto e poi inizio a scendere ma non nella direzione in cui sono venuto! No, io proseguo verso occidente! L’idea mi è venuta durante la salita: avevo preventivato circa 1400 metri di arrancamento ma, avendo lasciato l’auto ben più in alto di quanto segnato sulla relazione, mi sono perso per strada un paio di centinaia di metri. Conoscendo la mia scalpitante volta di caianesimo, l’occasione mi sembrava quindi ghiotta per tentare di raggiungere anche il Marnotto. Così, preso giusto un attimo di fiato, blocco gli attacchi e inizio a scivolare verso la cresta. Già alla prima risalita mi rendo conto che devo cambiare assetto: la cresta affilata, la neve a tratti dura e il versante ripido mi consigliano di fare tornare gli sci spettatori dell’impresa. Così mi trovo nuovamente con il capanno sopra la testa a lasciare la mia impronta sul manto intonso. La traversata è più che altro una faticaccia mentre devo stare ben attento dal tenermi lontano dalla pericolante cornice che si tuffa verso nord e valutare la tenuta del versante meridionale dove, di fatto, si svolge la mia traccia. Aggiro alcune roccette, salgo e scendo in continuazione finchè la debole difesa crolla. Il Marnotto è la davanti, resta solo un’ultima discesa. Ricalzo gli sci e raggiungo la vetta antistante dove, dopo poco più di un’ora di solitudine, ritrovo tracce umane. La mia esperienza solitaria, la ricerca di un briciolo di avventura a un tiro di schioppo da casa e su montagne frequentate come la tangenziale termina qui. Lascio perdere il Marnotto perchè sono stufo di scendere e salire e perchè l’orologio mi consiglia di fare dietro front; mi godo il mio momento di quiete, la gloria caiana e ritorno sui miei passi. Praticamente impiego lo stesso tempo dell’andata e poi il Bregano è ancora lì che mi spetta, solo, silenzioso. Arrivo di soppiatto, guardingo, non lo disturbo più di tanto, scatto alcune foto e poi mi butto giù per la discesa. La neve prima è polverosa, poi vagamente crostosa e quindi una specie di lastra di marmo. Gli sci filano veloci come fossero imburrati mentre le gambe vengono martellate a ripetizione dalle sconnessioni del manto. In realtà, mentre il regno del bianco scivola sotto i miei piedi, non mi diverto più di tanto, la discesa è di fatto solo un rapido perdere quota mentre la testa è completamente inebriata dall’esperienza caiana dal sapore ancestrale.


Cavallo Goloso



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sabato 04 febbraio ’12


La mattina è persa perché “il passatempo tra un week end e l’altro” si arroga il diritto di occuparmi fino all’ora di pranzo. Mi chiedono se mi fermo a Milano a mangiare con i colleghi, per socializzare. Non so se ridergli in faccia o mandarli a quel paese così, gentilmente, ringrazio e mi avvio verso la stazione: il piatto della bilancia è enormemente sbilanciato a favore dell’aria aperta, dell’avventura. D’altro canto, sull’altro piatto mi si propone una semplice mangiata con gente per lo più mai vista. Una volta sarebbe stato diverso: avrei divorato ogni cosa senza spiaccicare una parola per poi rimanere a contemplare la botte sullo stomaco in attesa di scaricare gli scarti dell’abbuffata. Ma una volta, privo di un “passatempo” così stringente, avevo anche la consapevolezza di poter bighellonare tra un week end e l’altro pur non avendo (quasi) un soldo in tasca.

Spingo sui pedali del mezzo-catorcio, sfilo e infilo gli indumenti, appiccico le pelli, salto in macchina e parto; obiettivo: Bregagno. Ovviamente non ho scelto l’itinerario più breve: troppo poco sbatti, meglio salire da Pianello! La strada è innevata ma la Punto sale senza problemi fin dove mi viene consigliato di parcheggiare: poco oltre Colly McRae è rimasto bloccato col suo Gran Cherokee! Inforco gli sci, scuoto la testa e mi avvio per la mia strada.

Ho una vaga idea del percorso dettata dal libricino che avevamo usato per Pigra; solo che si tratta di una guida estiva e scovare il sentiero sotto mezzo metro di neve non è proprio la cosa più facile. Per fortuna che davanti a me qualcuno ha già pensato a battere la traccia che, non so per quale motivo, sono sicuro mi condurrà in vetta. Risalgo il bosco fino a un gruppo di case per poi tornare tra gli alberi: ho la sensazione di andare troppo a destra e, oltretutto, in mezzo a quella ramaglia mi chiedo come sia possibile sciare. Sono sul punto di abbandonare il percorso battuto quando questo devia decisamente a sinistra portandomi in campo aperto e sul crinale. La lunga deviazione mi ha però fatto perdere del grand tempo e, quando si lascia l’auto dopo le 4 del pomeriggio, l’inconveniente diventa veramente disdicevole. Lo stimolo ha raggiunto il nucleo della terra e quest’aria gelida non fa che favorirne la discesa e la fuoriuscita dall’altra parte. Getto la spugna: in vetta non ci arriverò mai, per di più non digerisco l’idea di venir fagocitato dalla boscaglia così spello e faccio dietro-front.

Oh Bregagno, calcherò mai la tua morbida vetta? L’avevo tentato con Micol fermandomi al Bregagnino mentre ora la salita si arresta poco sopra i 1400m, ma tornerò, se non altro per fare la relazione!


Cavallo Goloso


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