TANTI AUGURI – PONCIONE DI CASSINA BAGGIO
TANTI AUGURI – PONCIONE DI CASSINA BAGGIO
sabato 28 e domenica 29 maggio ‘11
Più che per una due giorni nelle alpi svizzere, sembriamo in partenza per una spedizione: la macchina è stracolma di materiali e viveri ma del resto non è facile rinunciare alle piccole comodità del campeggio libero! Già l’orario di ritrovo è figlio della mentalità vacanziera del week end: 10:30 davanti a casa e dopo una buona mezz’ora possiamo finalmente metterci in autostrada.
È la una passata quando l’auto arresta la sua corsa: la sua fatica giornaliera è oramai terminata mentre diventa il nostro turno di trasformarci in muli da soma e, schiacciati dal peso che ci grava sulle spalle, trascinarci verso la parete. Con passo quasi da processione, arriviamo finalmente nel punto dove istalleremo il nostro piccolo campo: spandiamo per ogni dove il materiale come ci trovassimo al mercato per poi riempire alla rinfusa la nostra piccola casetta.
Abbiamo qualche ora per scalare e così ci dirigiamo verso il Poncione con l’intento di salire alcune lunghezze di Tanti Auguri. La scalata è relativamente semplice anche se la roccia, lisciata dal lavorio del ghiacciaio, non offre l’aderenza mellica così che qualche passo mi richiede un impegno inaspettato viste le difficoltà dichiarate.
Trovandomi solo nel momento in cui conduco la cordata, intraprendo anche un viaggio di introspezione personale: fatto un passo indietro nel tempo mi ritrovo agli albori della mia attività al tempo in cui venivo su queste pareti; allora mi sembrava di affrontare vie complesse e impegnative, praticamente al limite umano, mentre ora posso svagarmi e liberarmi dalla consueta tensione caiana. Saliamo cinque o sei lunghezze e poi gettiamo le doppie mentre il sole si tuffa dietro le vette alla nostra sinistra. Al campo base splende il sole mentre noi ci troviamo nel regno dell’ombra anche se la temperatura resta tutto sommato accettabile.
Superiamo la pietraia alla base della parete e raggiungiamo il praticello dove abbiamo rizzato le tende mentre già pregusto l’ottimo risotto alla parmigiana che ha viaggiato sulle mie spalle mentre immagino la faccia di Fabio e Alex alle prese con la loro minestrina! Ci prepariamo quindi alla cena quando mi accorgo che ho completamente scordato che per accendere il fornelletto è necessario l’accendino. Non mi resta che provare a chiedere ad Alex (non vorrei mai che Fabio mi proponesse di barattare l’accendino con il risotto): purtroppo anche lei non ha l’oggetto tanto sperato. Ma il vero problema è che anche Fabio ha scordato la possibile e indispensabile moneta per il baratto! Che fare? O ci accontentiamo di mangiare riso e minestra cruda o dovremo cercare una sorgente per il fuoco. Non potendo ricorrere a nessuna tribù detentrice della sorgente che sprigiona calore, non ci resta che affidarci alle nostre gambe. Eccoci così, io e Fabio, correre prima verso il rifugio e poi, reputata troppo lontana la capanna Piansecco, dirigerci verso l’auto. Tolte le vesti degli skyrunner vestiamo quelle dei piloti da rally e raggiungiamo finalmente una baita dove troviamo chi ci regala un accendino: è strano come un oggetto tanto semplice e insignificante riesca a diventare tanto importante e indispensabile.
Alla fine, dopo 1 ora dalla nostra partenza, torniamo da Micol e Alex; finalmente possiamo gustarci un menù che alla fine diventa comune per tutti e quattro: risotto alla parmigiana con ulteriore aggiunta di formaggio e minestrina con due bei wurstel.
Andare a letto con la pancia piena è sempre una bella sensazione: non fosse per il materassino che non mi sembra ben gonfiato, dormirei come un sasso per tutta la notte. Poi arriva la mattina, la sveglia è piuttosto lenta: ce la prendiamo comoda e con tutta tranquillità consumiamo la nostra colazione. Fabio e Alex optano per salire alcuni tiri di Dr Gruen Nils mentre io e Micol andremo a fare quattro passi alla capanna Piansecco.
Con ritmo da gitanti della domenica, raggiungiamo il rifugio gustando il panorama, scattando foto e pianificando le prossime vacanze estive. La temperatura è piacevole e il cielo limpido mentre ancora alcune lingue di neve fanno contrasto con i verdi scuri dei pascoli. Poi arriva il momento del rientro: smontate le tende e caricati i fardelli sulle nostre spalle, una fila di muli da soma riprende il sentiero del rientro.
Cavallo Goloso
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