SPIGOLO FALC – PRIMO MAGNAGHI (O MAGNAGHI MERIDIONALE)      

sabato 17 maggio ‘14


Sono diretto ai Magnaghi, obiettivo spigolo FALC per poi proseguire sul settentrionale e quindi raggiungere la vetta: devo approfittare del corso caiano per salire quelle vie classiche che altrimenti non farei mai. Questo è quindi il programma iniziale che però già lungo l’avvicinamento inizia a scricchiolare: non siamo dei fulmini a raggiungere l’attacco con uno dei due allievi che sembra più in procinto ad andare a fare una passeggiata che non a vivere lo spirito della lotta con l’alpe. Alla fine comunque ci accodiamo all’altra cordata del nostro gruppo e iniziamo la salita. Il primo tiro su roccia lavorata passa senza problemi e poi ci buttiamo sulla lunghezza più impegnativa: il chiave si rivela ben più ostico di quanto mi aspettassi e, senza troppo confidare nell’assicuratore, risolvo il tutto con una bella azzerata. Chi mi segue riesce in qualche modo a risolvere i propri problemi e alla fine ci ritroviamo tutti e tre in sosta. Davanti a noi lo spigolo prosegue verso la vicina cresta dei Magnaghi e, a questo punto, dovremmo avere vita facile mentre tornano redivivi i sogni di vetta. Ma non bisogna mai fare i conti senza l’oste: in primis, a tratti mi sembra di tirare un TIR; pur rinviando poco o niente, le corde non ne vogliono sapere di salire fluidamente costringendomi a tirarle in continuazione. Quando poi inizio a recuperare gli allievi, questi sembrano presi dalla sindrome del bradipo: forse scaricati dall’aver superato la lunghezza più impegnativa, ora salgono con ritmo da passeggiata in centro. Cerco allora di risolvere il tutto dicendogli, per la lunghezza successiva, di non farmi sicura (almeno non dovrei incorrere nel fastidioso tiro alla fune) e, una volta che la corda sarà finita, di partire senza problemi completando così l’ultimo facile tratto in conserva. Tutto fila relativamente liscio fino a quando guadagno la cresta dei Magnaghi anche se ogni tanto la corda sembra rifiutarsi di venirmi linearmente incontro. Gli intoppi comunque si risolvono rapidamente e io continuo a salire fino al momento in cui mi ritrovo definitivamente inchiodato: le corde non ne vogliono sapere di salire, mancheranno poco meno di 10 metri alla sosta ma mi trovo completamente arenato. In basso i due allievi sono ancora legati alla sosta e le corde, ovviamente, sono terminate! Alla fine riusciamo ad intenderci e rapidamente riesco a metterli in sicura. Peccato però che il tempo sia velocemente corso troppo in avanti e altre cordate ci abbiano già preceduto nell’obbligato passaggio verso il Magnaghi settentrionale così i progetti iniziali crollano definitivamente come un castello di carte mentre buttiamo le doppie lungo la parete ovest. Quando tocchiamo terra è però ancora presto ma al contempo tardi per pensare di salire un’altra via e riuscire poi a raggiungere i Resinelli in orario. Così restiamo indecisi sul da farsi anche perchè la parete che abbiamo di fronte non pullula certo di lunghezze abbordabili e affrontabili come semplice monotiro. Alla fine però mi illumino vedendo la Graziella: faremo un tentativo su questa via dal tracciato decisamente dolomitico ben sapendo che non raggiungeremo mai la vetta. Parto quindi incastrandomi e strisciando nella stretta fessura camino iniziale fino a raggiungere la sosta da cui recupero un mio allievo e quello di Daniele: alla fine questo sarà il massimo punto raggiunto prima di iniziare il nostro rientro verso il parcheggio.


Cavallo Goloso


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