SPEEDY GONZALES – TRAPEZIO D'ARGENTO      

RACCONTO

SPEEDY GONZALES – TRAPEZIO D'ARGENTO


domenica 24 agosto ‘14


Il fatto positivo di “agostembre” è che non fa caldo. Oltre quindi a non schiattare in settimana per l’afa cittadina, possiamo tranquillamente provare l’ebbrezza delle placche melliche senza rischiare di fare la fine del pesce lesso o, se vogliamo, di una succulenta costata sulla pioda! Sempre che la pioggia del giorno prima non ci abbia rovinato tutto rendendo nuovamente la valle un acquapark! Entriamo comunque in questo mondo bucolico con certa spavalderia costatando, con nostra felice sorpresa, che la roccia sembra prevalentemente asciutta. Ho quindi un paio di idee in mente e, per non sbagliare, mi fermo alla prima che incontro in corrispondenza del Trapezio d’Argento: di fatto si tratta di una via che avevo adocchiato tempo fa, quando avevo percorso la Fessura degli Innamorati con Micol ma che poi avevamo preferito non salire: oggi sembra quindi la giornata buona per colmare la lacuna! Alla base della struttura è quasi come essere al mercato: alla faccia del periodo e dell’aspettato quanto solito rado affollamento, sembra che tutti i climber presenti in valle si siano dati appuntamento proprio su questa struttura. Passiamo oltre Stomaco Peloso e i successivi monotiri e, guarda caso, dove vogliamo salire noi non c’è anima viva! Svolte le corte e addobbato l’albero di Natale, inizio la mia scalata o, meglio, provo a salire verso l’alto: ho scelto la verticale dello spit che brilla diversi metri più in alto ma sembra che qui ci si areni già in partenza. Sono su una specie di fungo nero con le scarpe che grippano ottimamente ma non riesco a trovare un modo per proseguire: forse sarei dovuto partire un po’ più a sinistra. Condivido il dubbio con Micol ma poi mi intestardisco, scovo un paio di cristalli e finalmente schiodo il mio grosso sederone dall’incomodo impaccio. La placca si abbatte e io moschettono lo spit: caviglie salve! Poi salgo spavaldo finchè la roccia forma una specie di spigolo arrotondato che si impenna verso il cielo: il passo chiave della via. Credo di aver capito quale sia la linea di salita, la tento un paio di volte spalmando le suole sui micro cristalli e afferrando una specie di fessurina da unghie ma la roccia mi rigetta indietro. Alla fine cedo, tiro il rinvio e passo. Ancora alcuni spalmi impegnativi e poi sono finalmente all’agognata sosta da cui recupero Micol: la ragazza sala bene, prova ad intestardirsi con il chiave ma poi segue il mio cattivo esempio e quindi torniamo ad essere insieme. L’elastico ora torna ad allungarsi: mi avvicino a Nuova Dimensione, la sfioro e poi proseguo diritto. Per una volta non posso certo dire di trovare roccia incantevole: a tratti la parete risulta sporca e, non di rado, il muschio disturba l’arrampicata. O forse, dovrei dire, la rende più entusiasticamente caiana? Certo l’erba, il muschio e il fango sono il mio regno ideale ma al contempo non vorrei decollare causa scarpette sporche! Continuo a spalmare sulle rugosità della roccia ora più abbondanti, lascio passare una sosta e mi spingo verso il bosco. Lo stress sull’elastico termina la sua azione e Micol è di nuovo al mio fianco. A quel punto decidiamo di metterci una pietra sopra: luci e palle non sono servite granchè e quindi riponiamo l’armamentario di Natale negli zaini per poi smaltire la giornata con una piacevole passeggiata verso Rimini-highvalley-beach.


Cavallo Goloso


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