SCARPA IGIENICA E QUO VADIS? UBI ME PARET! – ANTIMEDALE      

domenica 04 dicembre ‘16


Torno su questa parete lecchese dove non avrei mai immaginato che potesse esserci una linea che salisse tra la Chiappa e la via degli Istruttori. A volte mi chiedo come faccia l’occhio dell’alpinista a trovare una via nei meandri di una ragnatela. Eppure anni fa qualcuno è passato proprio da lì e ora la linea è stata ripulita e sistemata, pronta per noi FF alpinisti! C’è poi anche da considerare l’abilità di Cece a restare sempre aggiornato su qualsiasi novità dell’area lecchese e non solo mentre il sottoscritto se ne sta inesorabilmente sepolto sotto gli strati di polvere dell’antichità attraverso la quale solo molto di rado riesce a filtrare qualche notizia.

Ci troviamo quindi a ripercorrere il primo tiro degli Istruttori e poi, con un’indicazione quanto mai vaga, inizio a salire verso l’ignoto: l’unica informazione è che dovrò stare a sinistra della via di partenza, così mi avvio alla caccia delle protezioni che mi guideranno verso la sosta successiva. Scalo sull’ottima roccia della parete raggiungendo rapidamente un punto di fermata ma mi sembra un vero peccato porre già un termine a questa danza così continuo a salire senza minimamente pensare che la corda potrebbe non essere sufficiente. Risolvo quindi il primo rebus della giornata e poi mi avvio verso l’alto per placca super compatta fino al termine del tiro che, fortuna vuole, arriva poco prima della fine della corda! Non mi resta quindi che recuperare Cece e osservare intanto la pancia che gongola più in alto. Le lunghe ore passate a tirare plastica e che fanno inorridire l’aquila tornano però utili e l’amico supera il tiro seguente nonchè probabilmente anche il più duro: seguo quindi le sue maestrie non proprio convinto della logicità del percorso che, giusto ad una spanna, potrebbe passare sulla più facile via degli Istruttori per poi continuare con un altra breve lunghezza lungo la quale rischio quasi di perdermi! Ci troviamo così alla base di un evidente tetto che impaziente aspetta al varco il buon Cece. L’amico lo raggiunge, lo supera e poi inizia a traversare inesorabilmente verso sinistra come se si divertisse a passeggiare con le chiappe che guardano nel vuoto. Lo raggiungo alla sosta mostrando anch’io il fondo schiena all’aria come fosse una boccia appesa all’albero di Natale e quindi mi preparo per l’ultimo tiro lungo una variante appositamente chiodata. Mi trovo così nuovamente a lottare per portare a casa l’ultima libera della giornata, fatto che renderebbe quantomeno insolita una prima salita su questa parete, visto che la via cerca in tutti modi di corrompermi a tirare qualche protezione. Caparbio, riesco comunque ad avere la meglio anche mentre mi trovo costretto a spalmare le scarpe su un appoggio spiovente sul quale sarebbe utile una vigorosa spazzolata: strizzando quindi la presa come fosse di pongo, supero il tettino e mi preparo per l’ultima difesa tecnica che mi viene proposta. Studio il passaggio, sfrutto un buchetto per la destra e poi alzo il piede fino ad un buon appoggio che mi permette finalmente di lasciarmi alle spalle il duro e superare gli ultimi metri fino alla cima della parete concludendo così un’inaspettata manciata di ore di ordinario caianesimo.


Cavallo Goloso


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