LUNARIA – PLACCHE DEL GIARDINO
LUNARIA – PLACCHE DEL GIARDINO
domenica 03 aprile ‘11
Ancora valle! Oramai sta diventando una routine, un’abitudine voluta e molto piacevole: questo piccolo gioiello non è mai a sufficienza, più lo gusto e più ne voglio. Forse sono stregato da queste sue pareti, dal mormorio del torrente, dai prati, dalle case in sasso. Ma del resto i mesi primaverili sono il meglio per scoprire le virtù di questo paradiso non ancora infestato dai gitanti di luglio e agosto quando per trovare un po’ di pace bisogna inerpicarsi sui sentieri che salgono per le valli laterali.
Sono con Micol. Passeggiamo tranquillamente lungo il fondovalle cercando di smaltire una buona dose di sonno: del resto bisogna pagare dazio per le “imprese” del giorno prima ma, con una giornata come questa, non potrei certo rinunciare a un’altra salita. Non ci dispiacerebbe salire Vortice di Fiabe ma, per il momento, ci accontentiamo di arrampicare alle Placche del Giardino e poi vedremo. Già sull’avvicinamento sono tratto in inganno: poco prima di raggiungere la base della parete, i folti rami di un abete mi deviano dal sentiero inducendomi a salire per un percorso erroneo che ci conduce comunque alla meta. Siamo soli mentre più in alto si sentono i richiami delle cordate su Kundalini. L’obiettivo iniziale è oramai messo da parte: saliremo Lunaria e poi valuteremo il da farsi.
La prima lunghezza è d’ordinaria amministrazione ma è anche l’ideale per scaldare i motori in preparazione per il tiro successivo che mi inganna non poco. Osservandolo dalla sosta non sembra nient’altro che una semplice placca da salire senza patemi anche perchè la chiodatura sembra insolitamente vicina per gli standard vallivi. Riprendo la scalata sotto l’occhio attento di Micol. L’inizio, in effetti, non è nulla di particolare: si sale per una placca appoggiata d’aderenza fino a quando la stessa inizia a impennarsi. Proseguo lentamente, cercando con lo sguardo quello che non c’è: l’appiglio! Lentamente e fidandomi dell’attrito delle scarpe raggiungo la sosta dopo un’interminabile e non semplice salita. Ora tocca Micol raggiungermi. La guardo scalare fin dalla partenza: dopo un attimo di titubanza, arriva rapidamente all’inizio del duro. Per lei è la prima volta su queste difficoltà e su questo genere di progressione. Si affida egregiamente ai piedi guadagnando metro su metro; ogni tanto leggo un certo sconforto sul suo volto ma poi quell’ombra è subito fugata da un sorriso quando il passo impegnativo è superato. E poi finalmente siamo nuovamente insieme. Un’altra lunghezza facile e concludiamo la nostra salita. Sotto di noi si trovano gli alpeggi di Cascina Piana: ai tavoli siedono numerosi escursionisti col naso rivolto all’insù mentre gustano un piatto di pizzoccheri. A noi spetta solo qualche grissino e una fetta di pane: è dura la vita del climber!
Ne approfitto per ripassare con Micol le manovre di corda doppia, tanto più che dobbiamo ancora scendere dalla via. Con tre doppie siamo nuovamente alla base, dopo una tranquilla discesa. Decidiamo quindi di sgranchire ancora un po’ le gambe in direzione delle casere della Rasica: fa incredibilmente caldo per il periodo e così ci fermiamo all’ombra di alcuni alberi per sgranocchiare qualcosa fino al momento in cui è proprio necessario ritornare alla civiltà.
Cavallo Goloso
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