LA LEGGE DEL TAGLIONE – SPERONE DELLA MAGIA      

domenica 22 aprile ‘18


A questo punto Walter lo stagista ha visto tutto: prima era stata la volta del Luca che ora si diverte in giro per il mondo con i Ragni, adesso il Walter è stato formato nella dura scuola di Fraclimb, del Jag e del Pierpa ed è perfettamente cotto a puntino per il corso regionale caiano: l’aquila non potrebbe stare meglio che sul suo villoso petto! Anche la Walter-mobile ha cambiato pelle: sui tornanti per salire a san Martino romba come una Ferrari a Montecarlo, si rifiuta di accedere al parcheggio in Valle e ci porta a quello gratuito del campo sportivo. Noi invece siamo decisamente meno decisi: praticamente abbiamo nominato quasi tutte le possibilità, a parole siamo saliti allo Scoglio delle Metamorfosi, sulle Dimore degli Dei e forse anche sul Precipizio ma alla fine si torna allo Sperone della Magia. Dopo aver mangiato terra e tirato erba provando le stesse emozioni di chi la fuma, oggi mi piacerebbe provare a scalare ma, chiaramente, su qualcosa di impegnativo altrimenti l’apprendistato del Walter andrebbe a farsi fottere!

Alla base di Magic Lina il Davide prende il comando. Corre sulla placca iniziale, salta la sosta e prosegue verso la successiva. Credo avrà avuto il suo bel da fare per tirare le corde ma la distanza siderale col capocordata ci evita di apprendere una nuova sfilza di improperi. Poi riprende la sua corsa e ci tira fuori dalla prima via.

Alla base della parte alta dello Sperone ci guardiamo con un grosso punto di domanda: vai tu? Vado io? Per me è uguale. Sicuri e decisi: ottimo! Da un lato starmene nelle retrovie mi da fastidio, dall’altro ho un certo timore reverenziale per quel VII- del secondo tiro così non mi oppongo alla proposta di Davide di proseguire da capocordata. Alla fine del tiro però mi la patata bollente passa nelle mie mani e io inizio a salire. Sono sotto il diedro verticale: mi aspettavo una fessurina da tirare per poi portarmi sulla parte alta e invece tutto quello che posso stringere è un verticalino stitico. Riesco a toccare il piatto soprastante, un vassoio di muschi e licheni da cui vedo la mano saettare nel vuoto e le caviglie frantumarsi sulla placca sottostante. Provo allora sulla sinistra in corrispondenza di una sosta dell’uomo di Neanderthal: niente, sopra si apre la placca della morte. Devo per forza salire dal diedro verticale ma come? Poi mi ricordo degli insegnamenti caiani e urlo verso gli amici più in tono di scherno che con vera convinzione: “da qui si passa solo con la piramide umana!”. Walter mi guarda stranito mentre Davide si illumina: “ottimo! Recuperaci e facciamo gli egizi!”. Io mi spengo come una lampadina fulminata, mi mordo la lingua e preparo la sosta.

Sono sulla gamba del Davide mentre il Walter mi tiene in posizione spingendomi contro la parete. Infilo lo 0.4 nella fessurina in alto, lo testo e poi lo tiro alzando i piedi sugli unici minuscoli appoggi. Tutankhamon e Cassin lasciano le carte da briscola e si lanciano in un prolungato applauso. Infilo un altro friend e poi mi tiro su, dove il diedro finalmente si umanizza e mi accompagna alla sosta. Mi viene un brivido a vedere la fessura successiva, aggettante e infestata di muschi e licheni da dare il voltastomaco. Pensando di essere a Super Quark o con le Giovani Marmotte, i due amici mi rendono edotto che, vista l’esposizione ombrosa della spaccatura, è piuttosto ovvio che questa sia infestata come il presepio. Mille grazie per la fottutissima lezione di biologia, avrei preferito che mi spiegaste come diavolo passarci fuori o, ancora meglio, che qualcuno si offrisse come volontario! I due fischiettano guardandosi i piedi e io mi ricordo che, avendo voluto la bicicletta, ora mi tocca pedalare. Fino a metà fessura sono anche quasi bravo e elegante. Poi inizio a non capirci più niente, infilo friend a caso, mi avvinghio alla zolla finale e pasteggio a base di terra e erba con una tale ingordigia che ieri, al confronto, mi ero fermato solo all’antipasto. Ci impiego un po’ a decidermi di afferrare il ramo della pianta bianca cadaverica. Lo tiro, il legno sta al suo posto e io esco dal duro. Poi devo passare tra la roccia e la pianta, una specie di seconda rinascita per nulla piacevole e, finalmente, sono alla sosta. Passano pochi minuti che Walter lo stagista inizia a dedicarsi ad un nuovo passatempo. Nascosto non so dove il decespugliatore, inizia a fare strage di erba secca che poi volteggia verso l’alto in grosse nuvole. Davide invece, quando esce dalla vagina ligneo-litica, ha completato la trasformazione in aborigeno con tanto di viso completamente annerito dalla montagna di terra che il giardiniere Walter gli ha riversato addosso. Probabilmente però anche il sottoscritto non dev’essere conciato tanto meglio visto che mi troverò la terra anche nelle mutande, come ai tempi in cui giocavo a biglie sulla spiaggia.


Cavallo Goloso


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