IL LAMONE E LE SUE PLACCHE – SPERONE MARK      

sabato 10 maggio ‘14


L’uomo non è un lombrico. Lo scopro a mie spese mentre cerco di strisciare su per la lama, a cavalcioni della struttura una gamba di qua e una di là, appiattito con la pancia sulla roccia. Cerco disperatamente di imprimere un movimento oscillatorio vertical-orizzontale alla schiena come fossi un mille piedi, peccato che la spina dorsale accenni appena ad un vago rigonfiamento ma non mi permette di avanzare di un solo centimetro. Intanto il piede sinistro annaspa nell’aria alla vana ricerca di un minimo cristallo su cui fare pressione ma anche questo tentativo fallisce completamente! Allora mi allungo come l’ispettore Gadget, mi tiro come l’uomo di gomma e alla fine riesco a brancare l’albero sopra di me. L’effetto distendente è però molto breve e immediatamente torno alla forma originaria e così tutto è da rifare! Raggiungo nuovamente la mia ancora di salvezza e questa volta ci infilo attorno una fettuccia, la rinvio, la tiro e mi isso in piedi: Micol smette di sganasciarsi dalle risate e, solo a questo punto, inizia a chiedersi se anche lei dovrà trasfigurarsi e scivolare sulla lama come fosse una lumaca.

A dire il vero, il film comico inizia già quando arriviamo alla base dello sperone Mark e ci troviamo davanti una fessura diagonale chiodata. Guardo la via e decido che il Lamone e le sue Placche deve trovarsi a destra e quindi mi sposto in quella direzione: ovviamente di lì c’è il nulla cosmico e allora sarà a sinistra! Torno quindi a sinistra dove individuo il tiro immediatamente oltre la nostra linea. Ovvia conclusione del difficile ragionamento: il Lamone deve trovarsi in mezzo! Guardo tra la verdura e i blocchi ma non trovo nulla che corrisponda alla solita precisa descrizione della guida! Sono contrariato, stufo di ravanare per poi non concludere nulla finchè finalmente vedo due spit e, poco sopra, un cordino marcio attorno ad un albero: quella sembra quindi l’unica possibilità rimasta, alla peggio mi calerò dagli alberi! Così parto verso la mia metamorfosi.

Dunque, fallito l’esperimento, torno in me stesso: testo il dado incastrato e poi lo tiro, piazzo un solido 2 e lo branco, agguanto il primo e poi il secondo albero e quindi provo a salire diritto come da relazione abbandonando così il diedro obliquo (che poi a me pare proprio un fessura!). Evidentemente l’autore ha qualche turba psichica da serial killer: a parte il fatto che mi trovo con i piedi su un albero rinsecchito in procinto di tornare polvere, ma poi ciò che mi sta davanti è un muro senza alcuna via di scampo umana, per lo più con la beffa che più a sinistra splende e riluce un bellissimo spit! Mantengo l’autocontrollo, evito la scenata da Ultimo Shampoo e torno indietro. Me ne frego quindi di quanto dovrei fare e continuo per la fessura piazzando un bel 3 e agguantando lo spit. Da lì alla sosta mi separa solo una tallonata con movimento boulderoso prima di potermi ritenere salvo!

Micol mi segue: riesce a preservare le tette evitando di fare la lumaca bavosa e raggiunge la pianta. Un paio di indicazioni ed è al dado incastrato che agguanta con tutta la sua forza: d’altra parte a venire con me non può che essere traviata al più puro caianesimo! Ripete l’operazione e alla fine siamo di nuovo insieme. Ora dovremmo proseguire lungo la lama a sinistra ma l’esperienza appena conclusa ci consiglia di buttare le corde e andare a cercare qualcos’altro. Da un lato mi piange il cuore: ho lasciato miliardi di cellule all’inizio del tiro, abbiamo superato quella che dovrebbe essere la lunghezza più dura e ora ci tocca abbandonare tutto! D’altra parte, meglio lasciare perdere che continuare con lo stato d’animo in cui si trova Micol, così ci portiamo verso il vicino Trapezio d’Argento a sperimentare un po’ di aderenza.

Oggi è la giornata delle scoperte, per la serie non è mai troppo tardi! Le scarpette super precise si rivelano un’inaspettata manna anche in placca permettendomi di salire senza troppe difficoltà lungo questo scivolo liscio. Il problema è che Micol si diverte e passeggia su questo tipo di scalata tanto da valutare più semplice il traversino verso la Fessura degli Innamorati (che valuto sul VI+/VII) rispetto la successiva uscita in diedro data solo IV: mi aspettano quindi tempi duri! Di contro riesco a ritrovare sintonia con lo stile di arrampicata che un tempo ritenevo il mio asso nella manica, tanto che mi viene quasi la tentazione di ripetere Nuova Dimensione ma poi preferisco lasciare perdere e limitarmi a spalmare sull’ennesimo monotiro.


Cavallo Goloso


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