IL RISVEGLIO DI KUNDALINI – DIMORE DEGLI DEI      

RACCONTO

IL RISVEGLIO DI KUNDALINI – DIMORE DEGLI DEI


venerdì 20 agosto '10


Ritorno nuovamente sulle fessure di Kundalini ma questa volta in compagnia di Carlotta, Guido e Clod (che faranno cordata a sé), Max e Carlo che si legheranno con me.

La giornata è bella e con una temperatura più che accettabile; non nascondo che mi piacerebbe poi proseguire su Luna, ma vedremo quando usciremo da questa linea...

I tiri si susseguono senza troppi problemi ma non certo all'insegna della velocità e quindi non tardo a spingere il trio di testa a cercare di accelerare per quanto possibile. Ma quella è la velocità di crociera e non si può pretendere di più anche perchè, oggettivamente, non c'è motivo di aumentare l'andatura, se non per quel mio tarlo della mattina...

Nel frattempo grige nuvole si danno convegno nel cielo sopra le nostre teste e, proprio sui tiri finali, non mancano di riversare qualche goccia sulle placche. Usciamo comunque senza difficoltà giusto in tempo per gustarci una fetta di ananas sciroppata (!) portata fin qui dal Guido e dal Clod.


Cavallo Goloso


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mercoledì 02 giugno ‘10


Sono alla base; la sosta è stata rinforzata con un cordone attorno ad una lama, ma la piantina è come ricordavo: esile, delicata, ancorata al terreno quel tanto che basta per sostenerne il peso. E noi due lì, appesi, mentre guardo la fessura che sale sinuosa davanti ai miei occhi.

La serpe mi attende. Fino a quel momento, era il tiro che più temevo: ricordo la difficoltà incontrata nel salirla da secondo qualche anno fa. Ora sono alla resa dei conti. Riprendo la scalata: un paio di friend incastrati e sono fuori dal primo tratto. Ora la fessura diventa più verticale, ma comunque più appoggiata di quella dei miei appannati ricordi. Altri due friend incastrati e uno che aggiungo e sono alla sosta: beh, alla fine non è poi così dura!

L’ambiente è come sempre unico: i prati del fondovalle brillano di un verde intenso, mentre il sole gioca a nascondino dietro le nuvole. C’è aria: spira dalla val Cameraccio con soffi alterni.

Su Kundalini è un lungo susseguirsi di cordate e richiami. Prendiamo la cosa con filosofia godendoci la salita: qualche pausa qua e là, una foto a Micol presa dalla scalata, un sorso d’acqua.

La mia memoria continua a far cilecca. Mi ricordavo il primo tratto sotto l’arco: l’altra volta era bagnato e avevo faticato non poco per superare l’incastro. Oggi è perfettamente asciutto ma, forse scaricate le tensioni della serpe, impiego non poco a capire come passare. Poi è il buio più completo: fino all’inizio del traverso praticamente non ricordo nulla!

Superiamo il traverso con due tiri: praticamente improteggibile, se non per un paio di chiodi, è quasi una corsa verso il bordo della struttura. Qui la natura ha costruito una sottile fessura cieca, ideale per le dita, e una serie di appoggi, gioco ideale per le scarpette.

Poi riprendono le fessure: piccole, sottili, quanto basta per salire proteggendosi sui chiodi già infissi. E poi la sommità, con il suo boschetto incantato: il nostro gioco è finito, interrotto da una ridente faggeta. Per oggi ho terminato di recuperare corda; la fisarmonica che ha suonato ininterrottamente fino a quel momento allontanandomi e riavvicinandomi a Micol ha interrotto la sua esecuzione pronta però a riprendere il concerto in un nuovo teatro. Il nostro palcoscenico può così ricadere nel silenzio che gli è proprio: ora c’è solo la discesa su un letto di foglie, felici per la giornata, mentre lo zaino si carica di un altra preziosa esperienza.


Cavallo Goloso


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