FIDEL CASTRO – PILASTRO IRENE      

sabato 11 gennaio '14


Per una volta esco dall'ufficio a metà pomeriggio sapendo già dove andrò a cacciarmi l'indomani. Sembra incredibile: vuoi vedere che la maledizione del 2013 è terminata? Ovviamente però c'è sempre un "ma". Per una volta (anno nuovo, vita nuova!), io e Micol ci premiamo con una serata al cinema: d'altra parte la tredicesima permette anche queste spese folli! Così quando usciamo dalla sala, scopro che il forte Luca ci ha bidonato e quindi niente Gocce Imperiali. Provo allora a risentire Cece ma senza ottenere risultato; non mi resta che confermargli l'orario di ritrovo proponendogli però un'altra via.

Sono al Bione speranzoso di non beccarmi l'ennesima fregatura finchè ogni dubbio viene fugato dall'arrivo della Clio ma non tutto prosegue liscio: la mia proposta fa un buco nell'acqua e alla fine concordiamo per qualcosa di più breve al Pilastro Irene, d'altra parte la giornata non è delle più accattivanti con un cielo grigio e le montagne completamente avvolte nella nebbia. Così entriamo letteralmente nell'ignoto: non si vede una mazza, siamo avvolti nelle nuvole e abbiamo solo una vaga idea dell'attacco della via. Accendo quindi il cervello, scavo nella polvere della memoria e più che altro per fortuna riesco a tornare alla partenza di don Lorenzo Milani. A questo punto la situazione si fa un po' più chiara, nel senso che le nuvole iniziano ad alzare un po' la sottana facendoci intravedere qualcosa. Cece la butta là: la guida parla di un canalino (perchè ovviamente la relazione è rimasta in macchina!) che potrebbe essere quello a destra! Sperando quindi che la dea bendata stia guardando nella nostra direzione, saliamo per l'estremo canale erboso sperando di non finire in una gabbia per topi. I ciuffi d'erba tengono, sassi non se ne muovono e noi azzecchiamo la combinazione giusta: una triade di cordini variopinti penzola dalla sosta iniziale di Fidel Castro; ora che siamo nell'arena non ci resta che combattere!

Una volta il primo gladiatore era Cece, punto e basta. Poi sono arrivati Fabio e Dello con il loro carta-forbice-sasso e ora brancoliamo nel buio. Forse prima eravamo più spavaldi, forse ci tenevamo alla larga dalle relazioni con la bandiera dei pirati o forse siamo diventati dei "cagasotto" fatto sta che ora è più consueto rimpallarsi la prima caduta della ghigliottina. In ogni caso, alla fine, parte Cece: sale la parete, uno spit dietro l'altro, esce dal tratto verticale, si impegna a piazzare un friend e poi arriva in sosta. Lo seguo: la parete non è completamente asciutta, tiro qualche rinvio ma, in fin dei conti, la lunghezza non sembra poi così mortale come la relazione sembra lasciare intendere: vuoi vedere che mi becco l'inculata? Lascio la sosta: un chiodo, uno spit e poi si traversa; praticamente pendolo verso sinistra e, con un tuffo carpiato, raggiungo lo spit seguente. Bisogna applicarsi ma in fondo non è sta grande impresa: gli spit sono comunque vicini e facilmente acchiappabili, certo la chiodatura dev'essere stata un'altra cosa ma quella la lasciamo ai primi che sono passati! Fin qui quindi tutto bene, ora restano due lunghezze su una specie di puzzle su cui non si vedono evidenti segni di passaggio. Torna in testa Cece, sale guardingo, supera una fessurina e poi si mette a lottare con un roveto. L'arbusto alla fine ha la peggio e lui guadagna la sosta. Il puzzle in fondo sembra ben assemblato ma certamente qui cambia e di molto il registro: da una parete da FF, si passa ad una da caiano dove la lotta non è più tra uno spit e l'altro ma piuttosto tra un arbusto e il successivo! Riprendo a salire gettandomi verso le fauci di un altro intrico di rovi ma, proprio quando questo sta per serrare le fauci, compio un rapido scatto verso sinistra e mi levo dai guai. Ora mi trovo con una bella paretina verticale sopra la mia testa e una zona più semplice ma apparentemente meno compatta sulla sinistra. Non do certo ascolto a Detassis e scelgo per la prima opzione: piazzo faticosamente un dado (chissà perchè la misura giusta è sempre quella che riposa alla Parete del Baffo!) e poi, con grande gesto atletico, supero il primo tratto. Sulla destra un chiodo a U mi dice che la strada è quella giusta: lo allungo, lo rinvio e quindi riprendo a salire. Mi sto muovendo verso l'alto quando un rumore secco mi gela la schiena: guardo dietro di me e vedo rinvio, cordino e chiodo penzolare all'altezza del dado! Ottimo, gran bella protezione! Giusto per rinsaldare la fiducia nella categoria, rinvio un altro bel ferro e poi esco dalla parete. Un grosso respiro e mi sento come rinato, rinvigorito da questa breve ma interessante esperienza caiana. Per oggi comunque può bastare e così ci prepariamo per la noiosa discesa lungo la ferrata da cui proviene un altro escursionista; solite domande: che via avete fatto? Non l'avevo mai sentita, com'è? A quel punto potrei tirare fuori il biglietto da visita e dirgli di pazientare un po' ma decido per fornirgli una descrizione sommaria dei 4 tiri. "Ah! Insomma, gli ultimi 2 rovinano la prima parte di salita!" è la sua conclusione; "Ma, veramente per me è il contrario!".


Cavallo Goloso


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