FESSURA GASPAROTTO – PIRAMIDE CASATI      

sabato 08 ottobre ‘16


Cavalli scuri e scalpitanti si accalcano nella mia testa mentre il cielo fuori è uno specchio della battaglia che si sta consumando tra le rotelle del mio cervello. Vedo tutto in toni che vanno dal grigio al nero pece: pessimismo e disfatta sono gli unici reparti dell’esercito che con troppa facilità stanno schiacciando gli altri sentimenti. Poi, con la stessa rapidità con cui l’orda barbarica è calata a razziare e distruggere, l’oscurità cosmica si dilegua dissolvendosi in una marea di brandelli come nubi dopo la tempesta. Sono mestruato: il mio umore si muove come un’altalena e, proprio quando sono in procinto di raggiungere la base della parete e entrare nel vivo della mia solitaria, finalmente il suo moto si arresta sul lato solare. Oggi rispolvero il piacere di andare a scalare da solo ma se non si fosse levato il vento a spazzare via la valanga di pessimismo, probabilmente non mi sarei cacciato su per le crode. L’interruttore invece scatta e io mi trovo così alla base della Cecilia con l’intento di salire Pom d’Anouk. L’umore isterico si è ribaltato come un calzino tanto che inizio a scalare senza assicurazione sentendomi forte e invincibile: d’altra parte, sul tratto iniziale, la parete più che una vera e propria scalata impone una facile salita per roccette e canalino; mi piace vincere facile! Poi arrivo alla base della via vera e propria dove mi scopro “trova robe”. Il primo oggetto è un utile moschettone che prontamente va ad aggiungersi alla schiera di suoi simili che pendolano dall’imbraco. Con la scusa che un oggetto d’abbandono può sempre tornare utile, la mia raccolta di logori cimeli trova modo di ingrandirsi ulteriormente anche se poi quando dovrò abbandonarlo da qualche parte, sicuramente proverò tristezza e rammarico!

Inizio a scalare mentre grossi pezzi di ruggine si staccano dai meccanismi ingrippati. Alla base della fessura difficile ho prodotto già un bel mucchietto di scorie ma la scorza sana non ha ancora ritrovato la luce solare. Intanto la prima maglia rapida, nonché secondo oggetto della raccolta quotidiana, si aggiunge alla ferraglia che tintinna dai mie fianchi. Osservo la roccia e, dopo un primo momento di totale appannamento dove la parete sembra pullulare di specchi d’acqua come il deserto, ecco che la nebbia si alza e iniziano a comparire appigli e appoggi. Mi affido alla mia forza erculea, simile a quella di un’ameba, e lentamente mi alzo verso l’alto mentre le dita diventano bacchette da Sciangai a causa del freddo. Pur con le appendici legnose, supero il tratto più impegnativo fino a raggiungere la sosta da cui, immediatamente, torno a salire verso l’alto. La roccia è inaspettatamente entusiasmante, un po’ come la via che non avrei creduto così interessante. Mi godo appieno la salita in perfetta solitudine, ovattato dentro la nebbia grigia che nasconde la sagoma del Rosalba ma dal quale mi giungono le voci degli avventori ignari che là in mezzo la battaglia per la conquista della parete stia oramai volgendo al termine con un chiaro vincitore: l’immenso, grandissimo Fraclimb! Ma non mi accontento: voglio sbeffeggiare la parete e i suoi vani quanto inutili stratagemmi per rigettarmi indietro scendendo in arrampicata lungo la normale. Niente di che per gli antichi, qualcosa di completamente insensato ai giorni delle rapide doppie. Vinco anche questa piccola sfida e quindi arrivo al rifugio che non degno di alcuno sguardo anche perchè questo se ne sta completamente avvolto nel suo abito di nuvole, quasi non volesse mostrare le sue forme e spigoli. Riprendo così a salire verso il colle Garibaldi e la seconda parete della giornata mentre la mia mente è sgombra come il panorama che ho davanti: piatto, bianco e completamente uniforme. Mi muovo solo grazie alla bussola del ricordo di Donna Mathilde e alla guida perchè la Casati rimane avvolta in un pudico mantello ma alla fine raggiungo la mia meta senza ancora sapere su quale via andrò a cimentarmi: provo a chiudere i conti con la Magni dopo il volo del 2004 o mi rivolgo alla più facile Fessura Gasparotto? Un rapido sguardo all’orologio mi lascia optare per quest’ultima tornando così ad incastrarmi nella pressa di un camino pur senza i brividi della Spaccatura Dones. A metà via il rabdomante recupera la seconda maglia rapida, proprio sopra la sosta di partenza e lungo un tiro (il terzo) che per un attimo mi lascia intravedere la possibilità di un rovinoso tracollo. Ma può forse il grande Fraclimb farsi battere da un “semplice” IV+? Certo che no! Mi convinco che da qualche parte ci debba pur essere un appiglio o un appoggio, allora incastro meglio la schiena e la spalla riuscendo a guadagnare centimetri preziosi e di conseguenza anche la salvezza dalla trappola. Praticamente sono fuori anche da questa linea ma le sorprese non sono ancora finite: poco prima della sosta riesco infatti ad appesantirmi con una terza e ultima maglia rapida tutta soletta tra i sassi; niente male come bottino! Gli ultimi facili metri mi depositano poi al cospetto della piramide mentre, per quanto il mio sguardo possa spaziare verso l’infinito, potrei trovarmi a Rimini o anche in piazza duomo! Così non mi soffermo negli abituali salamelecchi e, riempito nuovamente lo zaino, mi tuffo verso valle e all’epilogo del solitario ritrovato.


Cavallo Goloso


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