DIECI PIANI DI MORBIDEZZA – SASSO CAVALLO
DIECI PIANI DI MORBIDEZZA – SASSO CAVALLO
sabato 03 ottobre '09
E il Sasso Cavallo respinge ancora una volta il Cavallo Goloso, pur concedendo ai due scalpitanti bipedi cinque tiri di sicura soddisfazione per una roccia stratosferica e l'aggiunta di un aleatorio traverso. Poi il Cavallo (la montagna) ci oppone la sua invalicabile barriera quando la lunghezza riprende a salire sulla verticale. I motivi della disfatta potrebbero riempire le pagine di un librone dalle dimensioni ciclopiche: ho dimenticato la magnesite, quelle nuvole sulla Grignetta non promettono nulla di buono, il grip non è dei migliori, oggi non è giornata; ma la pura e semplice realtà è che per salire quella lunga successione di passi d'aderenza, bisogna sapere scalare!
Qualche dubbio sulla riuscita della salita mi sorge già durante l'avvicinamento al rifugio Bietti del venerdì sera, mentre la luce delle frontali rischiara una notte illuminata dalla luna piena: un po' ci stiamo rammollendo, preferendo ad una sveglia ad orari improponibili la calda accoglienza del rifugio che guarda il panettone della nord del Sasso. Forse stiamo sentendo l'influenza degli FF che ci porta ad abbandonare lo stile da “puri” e “duri” alpinisti per lasciarci cullare da alcune piccole comodità.
In effetti la mattina del sabato siamo superati da due cavalli che puntano a Cavallo Pazzo che sale sulla sud del Sasso Cavallo: per dirla a breve, la zona sembra più un maneggio che non un'area idonea alla caccia del camoscio!
Lasciati gli altri alpinisti (loro veri, noi un po' meno) al loro destino, cominciamo la salita della nostra via. L'ordine è lo stesso della volta precedente: i tiri dispari attendono Cece, mentre i pari mi vedranno nella conduzione della cordata. Non lesiniamo al “ciapa e tira” sui passi più duri mentre dove possibile ci crogioliamo sulle incredibili placche che caratterizzano questa porzione di parete.
Raggiungiamo così il tiro di 8a che al precedente tentativo ci aveva impegnato non poco: memori delle fatiche, questa volta abbiamo preventivamente approntato un rinvio rigido che ci torna decisamente utile. Certo, se avessimo potuto usare una canna da pesca sarebbe stato sicuramente tutto più semplice, ma sarebbe stata una precipitosa caduta di stile e l'etica avrebbe gridato allo scandalo. Rapidamente (per quanto possibile) supero quindi la lunghezza e con altrettanta velocità Cece raggiunge la sosta successiva. Ci troviamo così al fatidico sesto tiro: questa volta provo ad attraversare il traverso e, solo dopo alcuni tentativi, trovo lo spalmo giusto che mi permette di superare il tratto più delicato. Ma quando la lunghezza torna a farsi verticale, proprio non riesco a proseguire e quindi, dopo aver provato ed esaurito le diverse soluzioni offertemi dalla roccia, ritorno alla sosta, lasciando la conduzione a Cece. Anche lui tenta più volte, ma deve arrendersi all'evidenza: non siamo in grado di procedere e quindi non ci resta che buttare le doppie per poi arrancare ancora una volta lungo la Val Cassina con la coda tra le gambe.
Cavallo Goloso
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