CURIOSITY CON USCITA SU FANDANGO – GROSS BIELENHORN      

sabato 06 settembre ‘14


A questo punto ho il forte dubbio che certi inviti portino effettivamente rogna: ieri, parlando del programma di oggi, mi è stato chiesto se questo fosse il nuovo Cavalcorto e, alla fine, è andata come è andata!

Partiamo col morale alle stelle e, ancora una volta, ben prima dell’alba. Questa volta la nebbia ha fatto le valige e il sentiero d’accesso si estende chiaro e limpido davanti ai nostri occhi come anche il percorso dell’altra volta, un bel giro dell’oca che inizialmente costeggia il torrente perpendicolare al sentiero!

La parete si mostra ora in tutta la sua ampiezza rendendo così evidente la zona dell’attacco ma del toro, che dovrebbe fare la sua bella mostra al secondo tiro, non c’è la minima traccia! Andiamo a intuito, un po’ a tentoni e un po’ giocando con la fortuna credendo che una specie di avancorpo roccioso che si protende verso il ghiacciaio sia la zona dell’attacco. D’altra parte anche la foto a nostra disposizione non sembra lasciare dubbi. Inoltre, proprio al centro dello sperone, sale una fila di spit: oddio, se fossi stato Niedermann negli anni ‘50, sarei salito qualche metro più a sinistra e non per una ripida vena rossastra lungo una placca compatta ma è anche vero che, all’epoca, il ghiaccio poteva essere ben più alto. Così parto e, dopo solo pochi metri, entro in un diedro per poi salire verso la sosta. Del toro nessuna traccia. Per far quadrare la relazione bisogna un po’ stiracchiarla e prenderla alla lontana: in fondo, si parla di un diedro e noi siamo proprio alla base di un diedro. Sarà forse perchè la parete sembra sovrabbondare di strutture analoghe? Non ci pensiamo più di tanto e saliamo altre due lunghezze ma la relazione continua, nel complesso, a centrare ben poco; solo le difficoltà e qualche passaggio qua e là sembrano concordare con la descrizione ma per il resto vaghiamo in alto mare. Dei tiri seguenti non c’è addirittura alcuna traccia: con percorso più che logico, seguiamo infatti una cresta inizialmente impegnativa e poi sempre più semplice fino ad approdare al muro finale. A questo punto sarebbe chiaro a chiunque che qualcosa non va ma io continuo a intestardirmi a leggere la descrizione che ho in tasca; sarà poi il potere della suggestione ma ho addirittura la sensazione che, qua e là, il percorso torni: si parla infatti di una fessura e noi ce l’abbiamo davanti, così inizio a salire ancora convinto di essere sul percorso giusto. Era da un po’ che non mi cagavo sotto: la fessura si fa infatti sempre più svasa sputando i friend che provo a piazzare. A quel punto non c’è che una sola e insolita soluzione: per poter procedere, dovrò scalare tra uno spit e l’altro! I minuti passano come le ore mentre cerco una soluzione: incastro i piedi, afferro le labbra e inizio a tirare. Lentamente mi muovo verso l’alto e velocemente la ghisa sale. Un paio di movimenti e sono ad un piccolo bitorzolo che mi permette di appoggiare il piede sinistro. Ennesimo e successivo incastro e raggiungo lo spit: salvo! Ho evitato l’annebbiamento da panico ma la fessura non ha ancora chiuso le sue fauci. Ora si impenna ma almeno smette di essere svasa: infilo in qualche modo il 2, lo tiro con cautela (e, per la prima volta nella giornata, azzero) poi piazzo il 3 e esco dal duro. Doppiamente salvo ma infinitamente distrutto! Al tiro successivo mi sembra ovvio prendere la fessura più a sinistra perchè quella che sale diritta sembra un altro palo e, per oggi, mi posso considerare più che soddisfatto. Incastro ancora, questa volta con più facilità ma la ghisa balza nuovamente sulla preda e io non trovo niente di meglio che defilarmi a destra lontano dalla fessura. La deviazione ci costringe a un certo girovagare per la parete prima di approdare alla base dell’ultimo tiro; a questo punto è chiaro e innegabile: la relazione non centra un fico secco con la linea che abbiamo salito! L’ultimo tiro è un’altra piccola lotta certamente in gran parte dovuta alla stanchezza finchè finalmente mi ritrovo sul punto più alto. Le doppie filano lisce ma ho ancora modo di rischiare di perdere uno scarpone del Ricky nel goffo tentativo di passarglielo e poi di provare l’ebbrezza del pattinaggio sul ghiaccio prima di tornare sul sentiero.

Ma la curiosità di capirci qualcosa sulla linea appena salita è troppo forte così la sera mi butto a capofitto sul computer. Internet è però avaro di informazioni, eccezion fatta per la Niedermann: apro una relazione a caso con tanto di foto del percorso e scopro che la via passerebbe ben più a sinistra rispetto sia a dove siamo saliti noi sia a dove le nostre informazioni lascerebbero intendere. Il dubbio sorge spontaneo: ma qualcuno l’avrà mai effettivamente salita?


Cavallo Goloso


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