AUREUS – WENDENSTÖCKE      

domenica 15 ottobre ‘17


C’è qualcosa che non va nella mia stabilità psichica arrampicatoria; forse l’aver tirato troppi chiodi quest’estate non ha giovato alle mie già di per se scarse doti di liberista. Eppure il richiamo della muraglia fidiana del Wenden risuona oramai da troppo tempo e, alla fine, cedo. Sento allora il Gughi e mi accordo per un tentativo in giornata per poi, immancabilmente, vedermi scorrere i fotogrammi di un recupero con l’elicottero ma, soprattutto, l’incubo di una fattura con troppi zeri prima della virgola! Poi arriva il trillo della sveglia caiana e il film sembra sparito dai cartelloni del cinema; è forse solo l’effetto della levataccia caiana che ha scombussolato la mia psiche lasciandole credere che anche oggi si tireranno chiodi?

Quando arriviamo al parcheggio affollato di svizzeri teutonici come fossimo alla fiera dell’Emmental, il sole ha appena iniziato a rischiarare il cielo. Non ho particolare fretta ma non intendo nemmeno attendere tutta la mattinata che Gughi finisca i suoi bisogni in una toilette naturale che l’amico ha individuato oltre il raggio d’azione di un missile intercontinentale! Poi finalmente iniziamo a risalire l’infido prato finchè anch’io devo concimare il terreno con una scarica mordi e fuggi mentre il socio, nuovamente intento a svuotare le interiora, ruba ulteriore tempo a quello che sarà necessario per tirarmi su per la parete alla rapidità di un bradipo zoppo! Terminati quindi i nostri bisogni, continuo a seguire l’istinto piuttosto che una vera traccia fino ad arrivare sotto la parete, cosa per altro complicata come individuare una colonna in piazza San Pietro. Iniziamo cosü a scandagliarne la base per trovare la fatidica nicchia di partenza ma l’unica struttura che possa rassomigliarle è poi sovrastata da una muraglia blu e gialla che rassomiglia ad una mazza pronta a calare su chi osasse salirla. Mi viene allora il dubbio di essere ancora sotto il Dom e così iniziamo a peregrinare più a destra fino a sbattere contro il nome della via per gli scarsi. A questo punto non posso certo tirarmi indietro e, tanto meno, inventarmi una scusa che mi permetta di svicolare dai miei doveri, così mi carico i ferri e inizio a scalare o, meglio, a mungere già il primo rinvio. Così, perseverando nella mentalità caiana del limite umano e aspettando uno sblocco mentale che mai arriverà (l’unica cosa a liberarsi resta infatti l’intestino!), salgo sempre più verso l’alto, tiro dopo tiro fino a raggiungere, dopo una lunghezza che riesco a scalare forse perchè l’unica che potrebbe ricordare un percorso anni ‘30, ci troviamo sopra una specie di pulpito a soli 4 tiri dal termine della via. Praticamente mi sento la vittoria in tasca e così parto baldanzoso su alcune cannerulles destreggiandomi in prodigiose pinzate su un calcare dal grip granitico. Mi pare poi logico dover salire verso destra, lungo una specie di facile rampa ma la placchetta dello spit luccica sulla sinistra, proprio in corrispondenza dei segni di incontinenza della montagna. Provo comunque ad avvicinarmi alla colata d’acqua ma dovrei spalmare i piedi nella vasca dei pesci mentre dall’alto sono mitragliato dall’implacabile stillicidio. Più in su la situazione sembra anche peggio: l’acqua scivola giù proprio lungo le cannerulles che dovrei affrontare senza offrirmi alcuna alternativa se non quella di un tuffo carpiato verso la pozza che si è andata a formare più in basso. Non intendo però ritirarmi a causa dello scioglimento della neve e quindi provo a seguire l’istinto caiano (ancora lui) su per la rampa fino ad individuare e raggiungere uno spit di Charia. Guardo in alto, do un occhio alla relazione ma proprio non me la sento di fare un ulteriore passo in avanti. Dov’è finito il Fraclimb di Excalibur? O quello che ha salito 10 Piani? Dov’è sotterrato l’FF caiano che in questi anni ha superato vie che richiedono una discreta capacità arrampicatoria? Forse giace sotto una montagna di chiodi e staffe da cui faticosamente sta cercando nuovamente di emergere. Eppure oggi non è ancora arrivato il momento di sbucare oltre il cumulo così alzo bandiera bianca e inizio a buttare le doppie.


Cavallo Goloso


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