MENGOL SURPRISE – CIMA MENGOL      

domenica 28 gennaio ‘18


Non avrei pensato di vivere una giornata a braccetto col caianesimo extreme anche se il prerequisito “sveglia” avrebbe dovuto già farmi sorgere qualche sospetto. È dal Natale blasfemo che il Jag si è fissato con questa salita, un po’ come mi ero focalizzato per anni sulla Cassin alla Trieste e, alla fine, ci ritroviamo in 4 a migrare verso la bergamasca, zona che ultimamente mi sta attirando un po’ come una vaschetta di gelato. “Il mattino ha l’estremismo in bocca” dice il saggio caiano e infatti lo scorgiamo (o forse sarebbe meglio dire lo annusiamo come l’arrosto bruciato) già in autostrada quando la Walter-mobile sfreccia nel mare di nebbia mentre provo inutilmente a rivangare le litanie dei santi. Scampati indenni da una prematura e inconveniente festa con la morte, ci addentriamo tra le misteriose e sonnolente vallate bergamasche prima di raggiungere il primo cartello che ci avvisa della chiusura del passo di Vivione mentre finalmente anche la nebbia che ho in testa inizia a diradarsi. Tra le centinaia di tiri scalati e i chilometri di dislivello percorsi, trova infatti spazio anche il ricordo della Cassin alla Bagozza e della relativa inaspettata appendice all’avvicinamento che ci aveva fatto gioire come un fine settimana uggioso tra un venerdì e un lunedì di sole. Non avendo quindi configurato la Walter-mobile in un Transformer modalità gatto delle nevi, arrivati ai Fondi siamo costretti a proseguire a piedi compatendoci per aver lasciato a casa gli sci o, almeno, la slitta. Poi Jag e Walter partono in tromba come se volessero tornare a casa per pranzo col risultato che arranco dietro le loro chiappe sputando sangue e trattenendomi dal vomitare il cuore mentre Renzo alza bandiera bianca rifiutandosi di seguire i due indemoniati. Poi sotto il pendio della Bagozza i ranghi si compattano solo perchè iniziamo a sprofondare come Bonatti al Pilone Centrale mentre iniziamo a scavare la nostra trincea di collegamento tra le retrovie e il fronte. La situazione è quasi disperata: l’infida e sottile crosta nevosa si diverte infatti a cedere al nostro dolce peso solo quando viene caricata trasformando il battitore da gigante a nano una volta caricato il piede davanti. Visti di fianco dobbiamo sembrare una colonna di pazzi furiosi guidati da un idiota che si diverte a saltare in su e in giù come una molla incontrollata! Poi le condizioni migliorano e finalmente iniziamo a macinare metri di dislivello fino a raggiungere il filo della cresta e superare un ripido canalino nevoso prima di convenire che forse sia il caso di legarci prima di attaccare la cresta rocciosa. Parte l’impavido Walter armato di picche e spolverino col quale si diverte a spedirci tonnellate di neve farinosa come fosse impegnato nelle pulizie di primavera. L’amico raggiunge una pancia sopra la sosta, prova a superarla ma, forse per aggiungere un po’ di suspense, decide di non avere il fegato per proseguire tornando così all’ultima protezione. Il valzer del Walter dura un paio di giri e a quel punto parte Renzo con l’intento di passare oltre le colonne d’Ercole. Solo che l’orologio inizia a correre un po’ troppo avanti e, in sosta, io e il Jag iniziamo a fremere anche perchè il freddo del versante nord inizia a superare la barriera dei nostri indumenti. Le corde dei due capicordata scorrono lentamente verso l’alto in una situazione che ha del melodrammatico: il Jag inveisce contro Renzo che sembra non voler trovare un punto per sostare mentre io osservo Walter lottare contro dragonne e ramponi mentre mi preparo ad un potenziale volo dagli esiti nefasti. Quando finalmente il Jag riceve il benestare per partire, ho le mani simili alle pinne dei bastoncini Findus mentre non ho notizie dello scomparso Walter che dev’essere impegnato in una partita a scacchi con il caianesimo extreme; la corda infatti ha la stessa mobilità del sangue delle mie dita e la mia pazienza è oramai ritornata alla macchina. Poi finalmente ricevo il comando per abbandonare il ripiano a cui oramai mi sono affezionato: raggiungo la pancia, tolgo i guanti perchè mi pare l’unica soluzione e mi ribalto sopra. Poi arriva la successiva sfida che rischia seriamente di portarmi ad una crisi di nervi: strappare un friend dall’abbraccio della roccia forte tanto quello che la signora in nero voleva elargirci fino a pochi minuti prima. Tic-tac, tic-tac: il tempo sembra una goccia che martella incessantemente nella mia testa ma che sta anche prendendo le proporzioni delle cascate del Niagara. Poi finalmente la spaccatura sputa fuori il friend lasciandomi così raggiungere Walter mentre la nuova cordata di punta si è portata poco sopra: ho tremendamente fretta di raggiungerla perchè, sebbene la vetta sembri vicina, inizio a temere che questa salita possa trasformarsi in una trappola. La tenacia però aiuta gli audaci e i padri del caianesimo i loro adepti, soprattutto quelli che hanno il maledetto vizio di infilarsi nei casini. Così Renzo apre la strada lungo una cresta formata da massi tenuti insieme dal gelo invernale e neve farinosa quindi supera gli ultimi canalini che ci portano finalmente sul punto più alto. Poi iniziamo la nostra discesa sul versante opposto, un bel prato ripido ricoperto da uno spesso strato di neve esposto a sud, l’ideale per fare un taboga nell’abisso! Scendiamo in fila indiana col sottoscritto che chiude la colonna sfruttando le pedonate dei 3 amici finchè un’orma traditrice mi catapulta in un buco che si trasforma in una potenziale rampa di lancio verso il basso: in un batter di ciglia mi trovo quasi ribaltato con la testa all'ingiù e il rampone destro che apre un’estetica V sui pantaloni. Il buco però ci ripensa e, invece che sputarmi fuori, dopo avermi sgambettato decide che sia meglio tenermi lì con lui risparmiandomi la metamorfosi in slittino umano e lasciandomi godere la ridente sgambata fino all’auto.


Cavallo Goloso


Per lasciare un commento, clicca QUI