CANALONE OVEST – GRIGNONE      

sabato 10 febbraio ‘18


Essere da soli mi porta ad ascoltare con più attenzione le esigente dell’FF che c’è in me così, fatti due conti sulla strada e sul tempo che dovrei impiegare per la salita, saluto il mondo dei sogni alle 6 per poi partire per la bollinata del fine settimana. Ma il destino è sempre pronto a infilare il bastone tra le ruote prima con una frana che blocca la strada per il passo Agueglio costringendomi a salire da Esino e poi con la neve che arresta la mia versione “Colin McRae” al parcheggio del Cainallo: se non altro eviterò di fare il mulo col tepee indiano degli sci! Superare il sentiero fino al Bietti scivolando sui legni mi lascia un po’ stranito mentre, sopravvalutando le mie abili doti da discesista, inizio a fantasticare sull’ipotesi di tentare la discesa sci ai piedi del canalone. Immediatamente la stridula voce del fastidioso Grillo Parlante inizia a petulare su questa ennesima follia ma riesco a zittirla convincendola che, al momento, sto semplicemente andando a dare un occhio: poi si vedrà. Allora mi ricorda che già da queste parti ho provato la maggiore esperienza mistica della mia storia caiana rischiando di andarmene a braccetto con la signora falciatrice. In fondo fatica a digerire queste mie scampagnate in solitaria ma è proprio in queste situazioni che si vivono sensazioni più vivide, che ci si mette in gioco in tutto e per tutto e dove ogni mossa deve essere attentamente soppesata.

Al Bietti raggiungo una coppia pretendente al mio stesso obiettivo. Ci confrontiamo sulla posizione del canale che si perde nei dedali delle rughe della parete: sono abbastanza certo della sua posizione mentre l’altro caiano è convinto che debba trovarsi ben più a sinistra. Lo lascio alle sue idee e riprendo la marcia lungo la traccia in falsopiano fino a raggiungere la fine dei mughi. Ora il terreno si fa vergine e, mentre mi congratulo per aver preso gli sci, inizio a risalire il pendio verso un’evidente parete triangolare da cui dovrò traversare verso destra fino alla base del canale. Quando poi raggiungo il vero obiettivo, mi bastano pochi passi su facili roccette per convincermi che, a meno che non voglia trovarmi sdraiato sotto un paio di metri di terra, dovrò scendere dalla Bogani: il Grillo gongola e sorridente si accuccia in un angolo della mia coscienza pronto a scattare in piedi alla prima occasione. Mi infilo così nel budello mentre il cuore batte il tam tam e la vetta si avvicina sempre più rapidamente mentre i ramponi gracchiano ora su qualche breve tratto gelato ora sulle roccette coperte per poi tornare ad affondare nella neve. Poi, per il gusto di provare a bucare la cornice sopra la mia testa e far venire un colpo al logorroico, tento l’uscita sul ramo di destra; il labbro però è fin troppo pronunciato e i pezzi che stacco sono come macigni. Tento allora verso il centro del canale ma questa volta è la placca rocciosa sotto il sottile strato di neve a respingermi come un tappeto elastico. L’unica alternativa sembra quindi il crinale ancora più a sinistra: mi infilo ancora una volta su alcune roccette facendo ben attenzione a non smontare i blocchi appoggiati e poi finalmente sono fuori.

Come prassi al Brioschi socializzo come un orso. Sfilo le pelli e poi studio l’immacolato pendio del versante nord tagliato solo dalla greca di una traccia in salita da sci. Resto in contemplazione per alcuni minuti e poi do il via alla mia discesa: già alla prima curva mi è chiaro che questo è un parco divertimenti il cui biglietto è solo l’appagante fatica della scalata appena terminata. Surfo sulla polvere quasi come fossi uno specialista con l’unico grosso interrogativo sulla strada migliore da prendere per evitare di arenarmi in qualche dolina. Alla fine però non riesco ad evitare di perdermi nel campo minato sottostante col risultato che mi trovo a remare controcorrente ancora prima di raggiungere il Bogani, come se non fosse già sufficiente la vasca fino all’auto.


Cavallo Goloso


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