CANALONE DEL CANYON – CIMA DELLA BACCHETTA      

domenica 24, lunedì 25 dicembre ‘17


Natale blasfemo. Natale contro ogni tradizione. Mi aggrego letteralmente a Jag e Walter senza avere la minima idea sulla meta nonostante la valanga di messaggi scambiati nei giorni precedenti. So solo che si andrà a fare un canale e così infilo picche e ramponi nel saccone che alla fine assomiglierà a quello di Babbo Natale solo che, mancandomi slitta renne, sarò io a dover fare il mulo!

Quando scendiamo dall’auto e iniziamo a inerpicarci su per il vallone, ho il forte sentore di aver sbagliato qualcosa: le chiappe dentro i pantaloni invernali stanno ribollendo e più sopra mi verrebbe voglia di strapparmi la maglietta di dosso. Sicuri che domani saliremo una canale di neve? Mi pare più il tempo per raccogliere fragole e lamponi! Continuo comunque a salire nella valle sperando di uscire il prima possibile dalla pentola a pressione finchè finalmente un filo di ombra e poi la prima neve arrivano a darci manforte. Superiamo i resti accartocciati delle scariche provenienti dai canali alla nostra sinistra, una specie di ice fall che ci deposita sull’ultimo tratto del percorso in prossimità del bivacco dove scopriamo di non essere gli unici avventori; oltre al topolino-gestore che alla sera scorrazzerà sul pavimento evidentemente scocciato per le briciole che lasciamo cadere dal tavolo nonostante le sue pulizie prenatalizie e infastidito per il trambusto portato nella sua dimora, troviamo infatti altri due alpinisti interessati ai festeggiamenti natalizi in famiglia tanto quanto noi. Così, sistemato il materiale e il giaciglio per una comoda notte sulle morbidi assi di legno, non ci resta che ammazzare il tempo con le “leccornie” faticosamente trasportate fin quassù ricordando il tradizionale cenone solo per le tempistiche bibliche visto che mai avrei immaginato di dover trangugiare minestra la vigilia di Natale!

Mi sono domandato per tutta la sera per quale motivo si fosse deciso di puntare la sveglia alle 5:30 e, quando questa suona, la domanda continua a non avere una risposta. Forse ci piace solo rompere le scatole al topolino-gestore. Fatto sta che alle 7:00 attacchiamo il canale con le frontali accese infilandoci lungo il percorso del trenino fantasma con le punte dei ramponi che mordono la coltre nevosa. I movimenti sono regolari e ripetitivi: la picca incide il pendio poi tre passi verso l’alto e la becca torna ad uscire alla luce per affondare nuovamente nella coltre gelata. A volte mi pare di essere il ripieno di un panino o Babbo Natale talmente le pareti si avvicinano a chiudere il camino da cui sale il canale finchè la parete si allarga e noi puntiamo alla cresta finale. Il Jag mi manda davanti con la scusa di dover fare qualche foto sul tratto di misto soprastante. Non capisco per quale diavolo di motivo debba risalire per quelle roccette quando a destra potrei proseguire lungo il pendio nevoso eppure mi appresto ad imparare l’arrampicata su misto forte dell’esperienza alla Kuffner. Risalgo diritto ma dopo pochi metri piego a destra seguendo l’unica regola caiana: cercare il facile nel difficile. La cresta si avvicina sempre di più: alcuni metri su neve che risuona come un tamburo, qualche altro passo di misto e sono fuori, pronto ad accogliere il sole che spunta ad est.

A quel punto non ci resta che puntare alla vetta, incontrare un altro folle che ha scambiato il 25 di dicembre per una giornata di ordinaria follia caiana e chiudere il cerchio della blasfemia arrampicandomi sulla croce di vetta e mostrare al Generale Inverno il mio scultoreo fisico fidiano.


Cavallo Goloso


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