L'ORGANO – RHEINWALD      

RACCONTO

L'ORGANO – RHEINWALD


domenica 15 febbraio ‘15


Troppe emozioni, troppe emozioni e, ancora una volta, ho avuto la conferma che fare cascate non è il mio sport! La verità è che non trovo stimoli per alzarmi ad orari allucinanti, smazzarmi decine e decine di chilometri, fare il bastoncino Findus e poi portare a casa, quando va bene, una manciata di metri di ghiaccio durante i quali la lotta con il terrore di precipitare è abbondantemente più grande del gusto di scalare l’immobile flusso. O forse la vera verità sta nel fatto che non sono capace? Non riesco a fidarmi dei piedi, è incredibile! Baso l’arrampicata su roccia sull’uso delle estremità inferiori mentre qui mi paiono due inutili appendici: tiro calci inverosimili al ghiaccio fin quasi a formare un appoggio eppure la fiducia è sempre prossima allo zero. Per fortuna che ci sono le picche! Mi ci avvinghio, le stritolo sotto le dita affidandomi quasi totalmente alla loro tenuta e poi mi muovo verso l’alto; ma così non può andare!

Nevica. Praticamente partiamo da casa sotto l’acqua gelata ma, fatti pochi chilometri, leggeri e soffici fiocchi iniziano la loro danza. L’autostrada è già in cattive condizioni e, al bivio per Coira, mi scateno in uno slalom estremo: controsterzando per due o forse tre volte riesco a tenere la macchina in carreggiata ma il brivido provato mi appesantisce le gambe per diversi minuti. La strada intanto sale e si imbianca sempre di più: sembra inverosimile che a san Bernardino il tempo possa essere quasi decente. E infatti così non è: valichiamo il tunnel e a nord la situazione non migliora granchè. Nevica fine sui pendii quasi spelacchiati e noi proseguiamo verso la meta passando di fianco alla zona dove dovrebbero trovarsi le colate ma dei flussi ghiacciati non c’è quasi traccia! Proviamo allora a tornare indietro, verso l’imbocco del tunnel, ma alla fine conveniamo che la prima scelta sia la migliore.

Per una volta l’avvicinamento è decisamente insignificante: forse però se avessimo camminato un po’ di più avrei assaporato un briciolo di faticoso caianesimo e invece, per oggi, dovrò accontentarmi di soffrire solo per i geloni alle mani. Inizia Cece che supera il primo saltino e ci conduce alla base del successivo, decisamente più lungo e impegnativo. Ancora una volta prende lui le redini della cordata e inizia a pulire e spiccozzare anche sul secondo tiro: mi pare di essere tornato ai tempi in cui una via in Grignetta era come una spedizione himalayana che richiedeva un’intera giornata per essere superata! Alla fine il muro ha la meglio costringendo il coraggioso Cece ad alzare bandiera bianca: ho quasi la tentazione di passare al suo posto ma la stessa volontà di Cristian mi dissuade a cedere l’iniziativa tanto più che dei tre lui è certamente il meglio preparato. Così mi trovo ancora a scalare da secondo: lascio la sosta e mi precipito sulla colata. Compatibilmente con le mie capacità, non mi sembra di salire neanche tanto male anche se mi rendo conto che i ramponi sono quasi un’appendice inutilizzata. Sono quindi impegnato ad uscire dal primo risalto che vedo la cascata passarmi rapidamente davanti agli occhi. Serro le mani sui manici delle picche e aspetto che la corda si tenda ma quel momento sembra non arrivare mai finchè finalmente mi ritrovo appeso come un salame pochi metri sotto il punto da cui ho iniziato a cadere. Non mi scompongo più di tanto anche perchè non mi sono fatto nulla ma mi resta il grosso dilemma del motivo per cui Newton abbia avuto la meglio sulla mia progressione! Riprendo quindi a salire uscendo dal tratto verticale e poi inizio a traversare verso la sosta. La scalata qui diventa più semplice anche se rischio un’altra volta di prendere il volo: fortuna vuole che non mi sia offerto da capocordata! Finalmente guadagno la sosta, abbarbicata su un minuscolo gradino vicino ad un albero. Attendiamo quindi che anche Cece ci raggiunga e poi ci avviamo verso gli zaini su cui si è deposto un sottile strato di neve. Due ore, sono passate ben due ore dalla partenza per quello sputo di cascata: nemmeno la prima volta che ho fatto la Segantini sono stato così lento!


Cavallo Goloso


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