COULOIR DELLA CONDOTTA FORZATA – VALLE SPLUGA
RACCONTO
COULOIR DELLA CONDOTTA FORZATA – VALLE SPLUGA
domenica 19 dicembre ‘10
C’è fermento nell’aria. C’è aria di fermentazione nell’abitacolo della macchina. ‘Sta puzza di merda è fitta come la nebbia a Milano! Apriamo i finestrini e diamo il nostro poderoso contributo all’inquinamento atmosferico. Fuori è ancora buio: abbiamo completamente sbagliato il momento in cui buttarci giù dal letto, rotolare in macchina e iniziare il viaggio verso il cristallino mondo delle cascate. Probabilmente non ricambiato dalle dirette interessate massacrate dal passaggio delle mie picozze, sentivo la mancanza di questo ambiente effimero e così insieme a Fabio inauguro la mia stagione. Raggiungiamo la malcapitata di turno con un avvicinamento che potrebbe spaventare solo un FFBoulderistaMilanesePlasticaro e con metodi scientifici e seguendo procedure degne di una centrale atomica decidiamo l’ordine di partenza; la tensione è alle stelle: mi sento come l’artificiere davanti all’incognita del filo rosso o del filo blu. Alla fine cedo e butto la carta. Ma la forbice ha la meglio e Fabio si aggiudica il primo tiro, prodigi di carta-forbice-sasso.
Tirando vigorose pedate, raggiungo la sosta: non mi fido granchè delle punte dei ramponi mentre annaspo alla ricerca di un appoggio. E poi arriva il mio turno. Mi sembra di essere un verme: striscio in una spaccatura del ghiaccio come se mi trovassi in una fessura e poi entro dal fruttivendolo. Solo cavolfiori; a montagne, ma solo cavolfiori. Non che mi vadano di traverso, ma un po’ di varietà non guasterebbe. In ogni caso, mentre il mio assicuratore si trasforma in un pupazzo sotto i fiocchi che iniziano a cadere, termino la lunghezza. Sul terzo tiro le mie condizioni psicologiche migliorano un po’ anche perchè alla sosta fallica costituita da un albero abbattuto ingessato dal gelo invernale, si trova Fabio mentre io mi dileguo proseguendo lungo un facile tratto di raccordo. Man mano che salgo, si svela una bella ma breve candela: mentre mi avvicino alla struttura già mi immagino su quel pilastro con la corda dall’alto. Ma come fossi solo davanti la vetrina di una pasticceria, il bello viene dentro: un parco giochi ben più interessante fa la sua apparizione proprio dietro la colonna. Un bel muretto ripido sulla sinistra è dove passeremo, mentre sulla destra le frange di una candela ancora non ben formata ci consigliano di girare al largo. Inizio il mio ravanamento: con la scusa che sono proprio sopra la sosta, devio subito dalla linea scelta spostandomi sulla sinistra. In realtà la mia baldanza è vinta dalla codarda incapacità di tentare la salita su quel muretto azzurro. Ma trovo la scusa (potrei scriverne un libro) anche sul nuovo percorso: ghiaccio troppo sottile. E allora ritorno a destra, ma molto a destra, ripassando sopra la sosta con gran piacere di Fabio che viene coperto da una nuvola di neve polverosa: la traversata degli dei. E poi ancora cavolfiori mentre sopra la mia testa i tentacoli delle meduse reclamano la preda. Non casco nella trappola e torno a spostarmi a sinistra; insomma, gira che ti gira, sono di nuovo sopra la sosta, ma in un punto dove non vedo Fabio. Davanti a me un saltino che devo per forza superare, a meno di continuare a traversare verso sinistra. Ma quel briciolo di dignità rimasta, mi impone di salire diritto spedendo al mio assicuratore altri ricordini: supero il muretto e quindi risalgo per un tratto facile. La salita è oramai terminata, ma manca ancora l’uscita sul sentiero, con superamento della staccionata protettiva. E qui mi cimento nell’iron-tooling: arpiono con la picca il cavo di protezione per poi afferrarlo direttamente con le mani e quindi scavalcare il parapetto raggiungendo la salvezza. Alpinismo estremo!
Cavallo Goloso
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