CIVIGLIO E BOLETTONE      

RACCONTO

CIVIGLIO E BOLETTONE


giovedì 25 ottobre ‘12


Usufruendo di un periodo di ferie e volendo sgranchire le gambe togliendo la polvere dalla mountainbike, eccomi pronto ad inforcare il potente mezzo diretto verso le montagne sopra Como. All’inizio avevo programmato di affrontare il sentiero delle colme fino al San Primo ma poi, causa impedimenti temporali decido di optare per la sola salita al Bolettone: scendo quindi in quel di Como e mi accingo ad affrontare la salita della morte e sputa sangue che, da Garzola, porta a Civiglio e Brunate. Regolarmente supero indenne il muro raggiungendo il bosco sopra Civiglio dove imbocco la mulattiera. Il percorso si fa ripido ma comunque pedalibile finchè la strada sterrata si trasforma in sentiero sconnesso costringendomi a proseguire a piedi (praticamente è come se stessi azzerando!). Raggiungo così la mulattiera che collega Brunate al San Primo e, ritornato in sella, arrivo alla bocchetta tra Boletto e Bolettone. Per una volta, provo il sentiero sulla sud del montagnone: il percorso si sviluppa sotto forma di mulattiera in discesa e, appena incontro un sentiero che prosegue in falso piano attraversando il pendio, lascio la strada sterrata. Pedalando tra alti ciuffi d’erba dorati, raggiungo il crinale da cui il sentiero prosegue lungo la linea di massima pendenza e ovviamente si ritorna a spingere fino a raggiungere la cima del Bolettone passando dalla mulattiera che sale dall’Alpe del Vicerè. Ora è solo discesa! Mi butto sul ripido sentiero che porta alla bocchetta ma, tra la mia abilità, le gomme completamente lisce e il viscidume del fango, ben presto mi ritrovo con la ruota posteriore sulla stessa linea di quella anteriore: non mi resta che scendere a piedi! Raggiungo l’intaglio col Boletto e da qui mi butto verso valle: dopo un breve tratto di mulattiera, la stradina si trasforma in un sentiero della morte certa e quindi, per l’ultima volta, torno a spingere il mezzo fino a dove ricomincia la mulattiera. E qui spicco il volo: le ruote scivolano sulla sterrata, le dita lavorano sui freni mentre le gambe ammortizzano ogni colpo. La bici urla e stride mentre supera alcuni scoli dell’acqua che sono anche potenziali trampolini per partire in orbita mentre la sterrata interminabilmente lunga costeggia lungamente il pendio; il divertimento si protrae così inaspettatamente a lungo finchè il nastro d’asfalto torna a srotolarsi sotto i copertoni.


Cavallo Goloso


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