BOCCHETTA DI PALANZO E PIZZO DELL'ASINO – TRIANGOLO LARIANO      

domenica 13 giugno ‘21


Il programma domenicale lo decidiamo direttamente al mattino dopo una sveglia non propriamente caiana. Così lascio girare un attimo le rotelle e, non so perchè, mi balza in mente Palanzo e un giro in bici di alcuni anni fa. L’ipotesi (e la speranza) è che l’esposizione giochi a nostro favore tenendoci al riparo da un caldo fottuto che sembra scoppiato all’improvviso come se fosse stato aperto l’altoforno di un’acciaieria. L’idea in effetti sarebbe anche buona se, invece di partire a camminare poco prima delle 11, avessimo iniziato almeno un paio d’ore prima o, come suggerisce la Jo, verso le 5 del mattino. Potrei tenerlo a mente per la prossima volta!

Passare così tra le case in pietra e il selciato delle rampe di Palanzo mi fa venire in mente una bella bistecca alla piastra solo che ora faccio io le veci del pezzo di carne! Per di più, se si aggiunge che le salite si potrebbero facilmente affrontare a quattro zampe senza doversi abbassare troppo al terreno, ne viene fuori un perfetto preludio per una serie ripetuta di infarti. A questo punto la mia unica speranza ricade nel bosco dove, in effetti, la mulattiera si infila immediatamente una volta passata l’ultima abitazione quasi come se agognasse pure lei l’ombra delle piante. Per il resto però il percorso non mostra alcuna pietà: fino a metà circa la salita si inerpica senza darci tregua con l’unico vantaggio che l’altimetro schizza verso l’alto come fosse a bordo di un razzo.

Poi un tratto quasi pianeggiante è il preambolo per la definitiva salita della morte: una rampa che taglia in modo inaudito il pendio. Praticamente se il cuore dovesse saltare fuori di bocca, ce lo troveremmo spiaccicato davanti agli occhi! Tutto però fila liscio restando al suo posto e, poco più avanti, scorgiamo finalmente le teste degli escursionisti che passeggiano sulla dorsale. A questo punto arriva il dilemma: proseguire verso il Palanzone o andare più comodamente a destra al pizzo dell’Asino? Tanto per iniziare troviamo un punto dove recuperare un po’ delle calorie perse e rotolate a valle lungo il tragitto anche se, a dirla tutta, il mio stomaco sta ancora digerendo la vagonata di pasticcini della sera prima. D’altro canto la cosa non è nemmeno un gran male visto e considerato che dalla dispensa siamo riusciti a tirar fuori solo qualche fetta di pane e della frutta. Così faccio finta di fare il cavaliere e lascio ingollare la Jo per poi partire alla volta del pizzo dell’Asino, cima forse un po’ bistratta ma ben panoramica.

La vetta si materializza un po’ all’improvviso, appena sbucati dal bosco mentre ciò che non è tanto inaspettato è la calca che si assembra ai lati del sentiero insieme ad uno squadrone di zecche con cannuccia, tovaglina, forchetta e coltello. Diamo un occhio al panorama e poi leviamo rapidamente le tende pronti ad inseguire le rotule che corrono giù lungo la discesa.


Cavallo Goloso


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