BOSHORN – VAL DIVEDRO O SIMPLONTAL      

domenica 01 maggio ‘22


Scialpinismo a maggio? Nella mia testa la stagione è già finita (soprattutto in un anno dove i fiocchi di neve sono stati rari come le gnocche caiane) ed io sono entrato nell’esclusiva ottica arrampicatoria però la proposta del Walter non è male, orario di partenza a parte. L’idea di ritrovarci alle 5:30 mi fa infatti precipitare nei tempi bui dell’oscurantismo dell’aquila quando era d’obbligo partire prima del sole non si sa bene per quale assurdo motivo così riesco a convincere l’adepto marchiato del sodalizio a ritardare la partenza di una mezz'oretta. Raggiungiamo quindi il parcheggio dove sembra esserci la ressa pre-saldi mentre più in alto la fila di scialpinisti si snoda già lungo il pendio, orda famelica degli ultimi sprazzi di neve. Mi assicuro che il Walter non parta per la finale olimpica dei 100 metri, lui mi garantisce che oramai si è ritirato dalla specialità ma evidentemente è solo una tattica per tenere a bada gli avversari perchè sul portage iniziale parte come all’inizio di un Gran Premio. Subito lo richiamo all’ordine perchè non ho mai sopportato le partenze con annessa vomitata del cuore, ho sempre bisogno di preriscaldare i motori così il Walter lascia il pedale dell’acceleratore e rinuncia a difendere il suo titolo. Solo che la schiera là davanti mi attira come le mosche al miele: la inquadro nel mirino, attendo che le gambe siano calde e poi la punto come i segugi con la lepre finché mi ritrovo su un pianoro con le nuvole che ci avvolgono come il piumone invernale. Devo trovarmi nella sala stampa della montagna perchè un tizio, che pare un local della zona, inizia a mitragliare il drappello (tra cui il sottoscritto) con domande a raffica: - Dove andate? Che portate? Quanti siete? Due Fiorini - Ovviamente non ricordo un fico secco del nome della nostra meta: a quello ci pensa il Walter, io ho solo la vaga idea di dove sia la cima sulla carta così estraggo la mappa per cercare di rispondere al curioso. Ma si vede che quello non ha tempo: ha quasi immediatamente allontanato il microfono probabilmente lanciando improperi contro la mia inettitudine così non posso dare seguito alla sua curiosità perchè quello se n’è già andato nella direzione opposta mentre al sottoscritto non resta che crogiolarsi nel brodo dell’orgoglio per aver individuato la meta sulla mappa. Intanto il Walter mi raggiunge e così riprendo la caccia dei fuggitivi, gioco che si ripete imperterrito fino al deposito degli sci mentre le nuvole, stufatesi del panorama della vallata, finalmente se la sono dileguata da qualche altra parte. All’inizio della cresta i 4 che mi precedono tergiversano: non capisco bene per quale motivo visto che dopo la “noia” dello spingere i legni in salita, finalmente è arrivato il momento di qualcosa un po’ più tecnico; levo quindi gli sci, li incastro nella neve e inizio a risalire la cresta intonsa, supero un saltino roccioso graffiato dai denti dei ramponi che ora sarebbero perfettamente inutili e mi ritrovo solo soletto ad osservare la nord del Fletschhorn illudendomi che la marmaglia resterà giù al deposito. Così lascio la vetta quando scorgo l’avanguardia dei pretendenti alla cima e, poco dopo, anche il buon Walter che da bravo caiano (quale il sottoscritto) non può certo rinunciare al punto dove non è più possibile salire oltre. Così nel giro di una manciata di minuti in vetta non c’è quasi più spazio per uno spillo: attendiamo che la cresta si liberi e poi finalmente partiamo a palla giù per il pendio quasi intonso inondando di polvere bianca una coppia che si arrabatta in discesa. Nonostante la folle velocità, chiara manifestazione di una considerevole capacità tecnica e soprattutto di una ragguardevole potenza fisica, non sortisco alcun effetto sulla biondina che evidentemente predilige lo stile pacato del compagno al posto della mia sbruffonaggine.


Cavallo Goloso


Per lasciare un commento, clicca QUI