CATTOALCOLISTI – MONTE PIEZZA      

sabato 13 novembre ‘10


Oramai rassegnato alla media di una via al mese, mi pare surreale la possibilità di ripetermi già il sabato dopo Discovery. Ma nonostante ciò, la smania di roccia è implacabile e, ben volentieri, mi piego all’opportunità offerta da un meteo favorevole. E, come la settimana prima, anche Marco si aggrega al tradizionale duo Cece-Fra che, preda ad un evidente e mal celato attacco di auto protagonismo, non si lascia certo sfuggire l’occasione di avere un fotografo al seguito.

Dopo un ripido avvicinamento affrontato nel suo tratto iniziale quasi di corsa e costata la mia totale incapacità ad affrontare la breve ganda sfruttando l’ausilio dei bastoncini, raggiungiamo la base della via. Il sole, che finalmente ci raggiunge coi suoi caldi raggi, incendia le cime dei larici che brillano al contrasto col freddo biancore delle vette circostanti sullo sfondo del cielo blu. L’unica memoria della presenza umana è l’incessante ronzio del martello pneumatico nella cava giù in basso.

Individuato l’attacco, mi preparo ad affrontare la sottile fessura della prima lunghezza, impegnativa quanto basta per richiedere una buona concentrazione senza però causare spiacevoli sgommate sulle mutande. Ma in fondo, ciò che più mi piace dell’arrampicata è proprio quel brivido che scende giù per la schiena mentre ci si allontana dall’ultimo friend; quando ci si focalizza solo sul movimento, mentre tutto il resto sfuma nel nulla, per poi tornare prepotentemente solo dopo essersi avvinghiati all’ancora della sosta.

Le lunghezze successive si susseguono quindi senza intoppi mentre l’unico imperativo è spingere sui piedi. Solo al quarto tiro veniamo sviati dall’erronea informazione della nostra relazione che spinge inizialmente Cece fuori dalla giusta linea di salita per poi rientrare sulla retta via sfruttando la protezione offerta da un dado lasciato ad evidente testimonianza di un precedente errore. In virtù della relativa tranquillità con cui affronto la salita, mi sfiora l’idea che si potrebbe salire con lo stesso stile degli apritori: solo protezioni mobili e nessun impiego di spit, aggiunti solo in discesa. Il proposito rimane però tale, schiacciato dalla comodità di rinviare le protezioni già in loco nonché da un pizzico di istinto di sopravvivenza che ha la meglio sul puro gusto della sfida nonché dall’affezione che oramai nutro per questa pellaccia con cui convivo oramai da diversi anni. Per cui proseguo con la mia tranquilla progressione schiacciando tutto il peso sulla suola delle scarpette fino a raggiungere il termine della via.


Cavallo Goloso


Per lasciare un commento, clicca QUI